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'Alle strette' la particella chiave per capire l'antimateria

E' il neutrino 'bifronte' previsto negli anni '30 da Majorana

09 aprile, 14:34
L'esperimento Cuore stringe il cerchio attorno alla particella di Majorana (fonte: INFN) L'esperimento Cuore stringe il cerchio attorno alla particella di Majorana (fonte: INFN)

Si stringe il cerchio intorno alla particella che potrebbe sollevare il velo sui segreti dell'antimateria. E' il bizzarro neutrino che nello stesso tempo è anche la sua antiparticella e che era stato previsto negli anni '30 da uno dei ragazzi di via Panisperna, Ettore Majorana. I nuovi dati che rendono più precisa la sua localizzazione vengono presentati in un seminario nei Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn).

I dati, in via di pubblicazione sull'archivio 'open access' digitale ArXiv, sono il risultato dell'esperimento internazionale Cuore (Cryogenic Underground Observatory for Rare Events), condotto nei Laboratori del Gran Sasso e frutto della collaborazione fra 157 ricercatori di 30 istituzioni di Italia, Stati Uniti, Cina, Spagna e Francia. La regione nella quale andare a cercare i neutrini di Majorana potrebbero aiutare a capire perchè nell'universo la materia prevalga sull'antimateria, nonostante entrambe fossero state prodotte nella stessa quantità con il Big Bang, per poi annullarsi a vicenda, come prevede la teoria.

Il fenomeno studiato nell'esperimento Cuore, composto da cristalli di tellurite che funzionano temperature freddissime, di circa dieci millesimi di grado sopra lo zero assoluto, riguarda un fenomeno raro chiamato 'doppio decadimento beta senza emissione di neutrini': oltre a determinare la massa dei neutrini, potrebbe dimostrare l'esistenza delle particelle di Majorana, fornendo una possibile interpretazione della prevalenza della materia sull'antimateria nell'universo. Prima di completare l'esperimento Cuore, i ricercatori hanno lavorato dal 2013 su un prototipo chiamato Cuore-0, composto da una torre di 52 cristalli di ossido di tellurio e entrato in funzione nell'aprile 2013.

Per Fernando Ferroni, presidente dell'Infn e fisico dell'università Sapienza di Roma, ''questi risultati sono un'importante conferma per la collaborazione scientifica che ha progettato l'esperimento". Oltre che con i Laboratori del Gran Sasso, l'Infn partecipa all'esperimento con le sue sezioni di Milano-Bicocca, Bologna, Genova, Padova, Sapienza di Roma, e i Laboratori Nazionali di Frascati e Legnaro

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