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L’Italia sullo shuttle fino all’ultimo volo

Con l’Atlantis parte il modulo Raffaello

19 luglio, 12:41
Il modulo MPLM  Raffaello (fonte: Thales Alenia Space) Il modulo MPLM Raffaello (fonte: Thales Alenia Space)
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C’e’ un po’ di Italia anche sull’ultimo volo dello shuttle. L’Atlantis, che con il su ultimo volo segna l’addio del celebre programma della Nasa, racchiude nella stiva il modulo Raffaello, l’ultimo degli Mplm (Moduli logistici pressurizzati multifunzione) che l’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) ha realizzato per la Nasa.
E’ l’ultimo capitolo di un’intensa collaborazione durata per tutti i 30 anni della navetta, al punto che parlano italiano ben 62 missioni delle 135 della storia dello shuttle, fra presenza a bordo di moduli, esperimenti e astronauti. Moduli che hanno avuto un’importanza di primi piano nella costruzione della Stazione Spaziale Internazionale e che sono stati costruiti in Italia, dalla Thales Alenia Space (Thales-Finmeccanica). ‘’Oggi ricordiamo lo shuttle soprattutto per il ruolo che ha avuto nella costruzione della Stazione Spaziale, ma meno della meta’ riguardano la stazione orbitale. Tutte le altre missioni sono state condotte dalla macchina da sola’’, osserva il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Enrico Saggese. Anche fra queste missioni, sono molte quelle alle quali ha partecipato l’Italia. Basti pensare alle due missioni Tethered, quelle del cosiddetto ‘’satellite al guinzaglio’’, condotte nel 1992 e nel 1996. ‘’Hanno dimostrato la possibilita’ di generare energia nello spazio quando una massa collegata allo shuttle attraversava il campo magnetico terrestre’’, dice ancora Saggese. Nel 2000 l’esperimento Strm (Shuttle Radar Topography Mission) ha segnato un’altra ‘’prima’’ scientifica perche’ ha permesso di ottenere la prima mappa radar istantanea della superficie terrestre (Digital Elevation Model). ‘’E’ una cosa che non si fa ancora con i satelliti attuali perche’ continua ad esserci un piccolo scarto temporale’’, ha rilevato il presidente dell’Asi.
Hanno volato sullo shuttle 5 dei 7 astronauti italiani: Franco Malerba, Umberto Guidoni, Maurizio Cheli, Roberto Vittori e Paolo Nespoli.
Parlano italiano anche le 25 missioni dello Spacelab, condotte sullo shuttle fra il 1983 e il 2000. ‘’Hanno gettato le basi per l’attivita’ della Stazione Spaziale e per il ruolo fondamentale che l’Italia svolge ancora oggi a bordo della stazione orbitale’’, ha rilevato Saggese. Basti pensare, ha aggiunto, che circa il 50% della stazione spaziale e’ stata costruita in Italia, soprattutto con le missioni che si sono susseguite dopo i due anni di pausa del programma Space Shuttle in seguito al disastro del Columbia, il primo febbraio 2003. Dal 2005 fino all’ultima missione dello shuttle che si prepara a partire, la navetta della Nasa ha completato la stazione orbitale con il laboratorio europeo Columbus, i Nodi 2 e 3, il modulo pressurizzato permanente (Pmm) italiano Leonardo e la spettacolare Cupola, la ‘’camera con vista’’ sulla Terra dalla quale Paolo Nespoli ha scattato fotografie spettacolari, che hanno fatto il giro del mondo.
Alla luce di questa lunga collaborazione, il bilancio dell’Italia nella storia dello shuttle e’ positivo: ‘’innanzitutto c’e’ stata una grande collaborazione tecnica con la Nasa: per 30 anni abbiamo lavorato braccio a braccio e ci fa piacere aver stabilito questo legame’’, dice Saggese. Questa collaborazione, aggiunge, ‘’ci ha fatto sentire e continua a farci sentire dei partner privilegiati anche per il futuro’’.

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