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Leonov,quel sorriso che cambio' mondo

Intervista al primo cosmonauta che passeggio' nello spazio

13 aprile, 14:26

Anche lui ha un bel sorriso, e occhi chiari. Ma, ammette, non come quelli ''fatali'' di Iuri Gagarin, il cosmonauta sovietico che il 12 aprile di 50 anni fa divento' il primo uomo a volare nello spazio e che in questi giorni viene ricordato e celebrato in tutto il mondo come un'icona della storia dell'umanita'.
''Mi ricordo benissimo la prima volta che lo incontrai'', rievoca parlando con l'ANSA il settantasettenne Aleksiei Leonov, che nel 1965 fu il primo astronauta a passeggiare nello spazio: 12 minuti che rischiarono di trasformarsi in tragedia quando la sua tuta spaziale si gonfio' a tal punto da ostacolare il rientro nella navicella Voskhod 2.
''Era il 4 ottobre 1959 - racconta Leonov - quando entrai nella stessa corsia dell'ospedale militare dell'aeronautica dove anche Gagarin attendeva l'esame medico previsto per il primo gruppo di cosmonauti sovietici'', di cui Leonov faceva parte. ''La cosa che mi colpi' di piu' - prosegue - fu il suo volto, i suoi occhi azzurri permeati di bonta', quel sorriso aperto che avrebbe cambiato il mondo. Era a torso nudo vicino ad una stufa e leggeva Walt Whitman, uno dei suoi autori preferiti insieme ad Hemingway. Fu amicizia a prima vista, in mezzora sapevamo tutto l'uno dell'altro''.
Di cose ne sono state scritte tante, anche in questi giorni sulla stampa russa: che per il primo volo inizialmente era stato scelto Gheman Titov, poi scartato per quel nome troppo tedesco, o che vi fu anche una votazione segreta tra i 20 cosmonauti del primo gruppo per selezionare il candidato destinato ad entrare nella storia, con la schiacciante vittoria di Gagarin. ''Tutte chiacchiere'', taglia corto Leonov. ''Iuri Aleksieivich fu scelto perche' era il piu' adatto alla missione: modesto, equilibrato, intelligente, forte, affidabile, con l'ottimismo stampato in faccia. Incarnava l'uomo figlio della sua epoca e da quell'epoca fu scelto'', spiega, senza fare alcun accenno anche al vantaggio della sua piccola statura (1,57 cm) nel minuscolo abitacolo della Vostok.
''Una sciocchezza'', a suo avviso, anche la presunta fede di Gagarin: ''eravamo figli di uno Stato ateo, nessuno di noi cosmonauti era religioso ne' abbiamo mai parlato di fede. Quando da piccolo trovai una icona in un cassetto senza sapere cosa fosse, mia madre mi rimprovero' e la nascose. La leggenda di Iuri credente nacque dopo un suo discorso in cui critico' la distruzione staliniana della cattedrale di Cristo Salvatore, ma come memoriale dei sacrifici del popolo russo nella guerra contro Napoleone''.
Nessun dio, quindi, ha creato l'universo? ''E' una domanda eterna, chissa' se avra' mai una risposta. Non sappiamo come e' nato e dove finisce'', confessa. ''Ma credo nella possibilita' di una vita extraterrestre, magari su una base completamente diversa dalla nostra, come dimostrano recenti esperimenti'', aggiunge. ''Il problema - sottolinea - e' che siamo molto limitati dallo spazio: anche le stelle piu' vicine richiedono 5 anni di volo e credo che neppure nei prossimi 10 anni riusciremo ad andare cosi' lontano''.
Leonov confida pero' nella corsa allo spazio, ''che ora non puo' che basarsi sulla cooperazione internazionale, a fini scientifici e anche economici: la Iss deve diventare come l'ha immaginata Arthur Clarke, una stazione spaziale con intorno una serie di impianti di ricerca e di produzione''.
E l'astronauta, avvisa Leonov, ''non sara' piu' solo un pilota coraggioso, come 50 anni fa, quando si viaggiava su navicelle semplici, senza grandi impianti e strumentazioni: ora il cosmonauta e' uno scienziato con mille conoscenze che lavora nello spazio in ambienti supercomputerizzati, e il volo non e' piu' un fine ma un mezzo''.
Ma Gagarin, morto nel 1968 in un ancora misterioso incidente aereo all'eta' di 34 anni, ''lascia a tutti noi la sua eredita''', conclude Leonov citando le parole di Serghiei Koroliov, il padre del programma spaziale sovietico: ''un uomo intelligente e affascinante che personifica la giovinezza eterna del pianeta e che e' riuscito a sposare una mente analitica ad un coraggio naturale''.

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