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Scoperto il Dna 'amico' della biodiversità

Utile a ridurre i pesticidi e contro i batteri resistenti ai farmaci

26 aprile, 14:58
Il self-Dna inibisce la crescita di esemplari della stessa specie, mantenendo la biodiversità (fonte: Tanglefist) Il self-Dna inibisce la crescita di esemplari della stessa specie, mantenendo la biodiversità (fonte: Tanglefist)

Individuato il Dna 'amico' della biodiversità, che regola l'equilibrio degli ecosistemi impedendo che una specie diventi predominante sulle altre. Il suo meccanismo d'azione, scoperto nelle piante, si estende anche ad altri organismi come alghe, funghi, batteri e perfino insetti: per questo potrebbe essere sfruttato in medicina, per combattere i batteri resistenti agli antibiotici, e anche in agricoltura, per preservare le coltivazioni dai parassiti riducendo l'uso dei pesticidi.

A questo obiettivo stanno lavorando i ricercatori del dipartimento di Agraria dell'Università Federico II di Napoli, che partendo da questa loro scoperta hanno dato vita ad una start-up internazionale, la No Self Srl.
Il progetto è stato presentato a 'BioInItaly Investment Forum & Intesa San Paolo StartUp Initiative', l'iniziativa organizzata da Assobiotec e Intesa San Paolo per presentare i migliori progetti biotech italiani a investitori da tutto il mondo.

''Studiando le piante - spiega Stefano Mazzoleni, ordinario di Ecologia applicata dell'ateneo partenopeo - abbiamo scoperto che il Dna disperso nel suolo dalle cellule delle foglie morte, inibisce la crescita di altre piante della stessa specie. L'azione di questo materiale genetico extracellulare, che abbiamo definito 'self-Dna', è cruciale per il mantenimento della biodiversità, e spiega perché nei campi le colture monospecifiche tendono a declinare col tempo e richiedono una rotazione''.

Quello che sembrava essere un sistema di autoregolazione delle piante, ''si è poi dimostrato essere un principio biologico più generale, valido per molti altri organismi viventi'', sottolinea Mazzoleni. ''Per questo stiamo cercando di studiarlo nei minimi dettagli molecolari, sia in laboratorio che sul campo: comprendere il suo funzionamento ci permetterà di sfruttarlo in molti settori: dall'agricoltura, per ridurre l'uso dei pesticidi, fino al campo biomedico, per trovare nuove soluzioni contro le antibiotico-resistenze''.

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