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Lucy, stele di Rosetta dell'evoluzione umana

Intervista al 'papà' del più celebre degli ominidi

18 aprile, 08:28
Ricostruzione dell'aspetto dell'Australopithecus afarensis, nel Museo Smithsonian di Storia Naturale a Washington (fonte: Tim Evanson) Ricostruzione dell'aspetto dell'Australopithecus afarensis, nel Museo Smithsonian di Storia Naturale a Washington (fonte: Tim Evanson)

Una 'Stele di Rosetta' per ricostruire l'evoluzione umana: così il 'papà' di Lucy, il paleoantropologo Donald Johanson, definisce l'ominide vissuta circa 3,2 milioni di anni fa, a quasi 40 anni dalla scoperta. Lo ha detto all'ANSA lo stesso Johanson, che è a Firenze per una conferenza all'università organizzata dal dipartimento di Biologia e dal Museo di Storia Naturale di Firenze.

Johanson, che compirà 70 anni in giugno, è considerato anche in generale il padre delle ricerche sul campo in Africa orientale, come ha osservato il paleontologo Lorenzo Rook, dell'università di Firenze. Ricerche che hanno contribuito a fare luce sull'evoluzione umana e dato il via negli anni '70, a partire da Lucy, a una 'corsa' in questo genere di ritrovamenti.

''Lucy – ha rilevato Johanson, che dirige l'Istituto di Origini Umane dell'Arizona State University - è il simbolo dell'origine del genere umano e ha mostrato che l'Africa è la culla dell'umanità. Quando la gente pensa a Lucy sa che l'umanità viene da quel continente. Possiamo dire che è proprio questa l'eredità più grande che ci ha lasciato".

Nonostante dagli anni '70 a oggi siano venuti alla luce molti altri fossili, per Johanson Lucy ''é stata la prima grande scoperta e ha stimolato le altre". Inoltre continua a influenzare la nostra comprensione delle origini dell'umanità perché è "una sorta di 'stele di Rosetta' dell'evoluzione umana, ogni fossile che viene rinvenuto in Africa è confrontato con i resti di Lucy".
Avvenuta durante una delle sue prime spedizioni in Africa, quando Johanson aveva 31 anni, la scoperta Lucy ha cambiato la vita del ricercatore.

Lucy era un Australopithecus afarensis, una delle prime specie di ominidi, era bipede ma aveva mantenuto l'abilità di muoversi sugli alberi. Johanson scoprì il fossile mentre stava lavorando in una depressione naturale nel sito etiope di Hadar: "é stato un momento molto forte, ero molto emozionato e felice: è stata una scoperta importante, non solo per me". E' stata la scoperta che ha riscritto l'albero genealogico dell'uomo.

Per avvicinare il pubblico alla storia dell'evoluzione umana, Johanson si sta ora dedicando al progetto 'Lucy Legacy', che consiste nel raccogliere l'eredità delle ricerche su Lucy in un archivio basato su corrispondenza, foto, articoli, diari accumulati durante la sua carriera quarantennale e altri materiali dell'istituto che dirige. L'obiettivo è metterli a disposizione di studiosi, studenti e pubblico in generale. Per quanto riguarda la ricerca, dopo essersi dedicato agli ominidi più arcaici, ora col suo gruppo si sta concentrando a cercare i resti di primi ominidi del genere Homo, "per completare il puzzle delle prime fasi dell'evoluzione del genere Homo, di cui - ha rilevato Johanson - vi sono molti pochi resti".

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