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Così il sistema immunitario della mamma riconosce il feto

Grazie a cellule sentinella

29 settembre, 20:15
Un embrione umano a 56 giorni dal concepimento (fonte: The Multi-Dimensional Human Embryo/Duke University e University of Michigan) Un embrione umano a 56 giorni dal concepimento (fonte: The Multi-Dimensional Human Embryo/Duke University e University of Michigan)

Il sistema immunitario di una madre in gravidanza si modifica per ospitare il feto e produce cellule specializzate nell'impedire che i tessuti fetali vengano considerati estranei e quindi aggrediti. Il meccanismo, individuato nei topi, e'  descritto sulla rivista Nature ed e' stato scoperto negli Stati Uniti, dai ricercatori del Cincinnati Children Hospital Medical Center.  Lo studio suggerisce che in futuro potrebbe essere possibile sviluppare vaccini contro le malattie autoimmuni,oppure in grado di prevenire nascite premature e altre complicazioni della gravidanza.

 


I ricercatori dimostrano che  il programma di protezione del feto in gravidanza si deve all'espansione e alla conservazione delle 'cellule T regolatorie', che riconoscono gli antigeni fetali ereditati dal padre e inducono il sistema immunitario a produrre anticorpi contro di esse.  Questo sottoinsieme di cellule T sopprime l'attacco immunitario materno contro il feto, ma consente ancora al sistema immunitario della madre di combattere le infezioni. Se la madre rimane incinta di nuovo, queste cellule T ricordano la prima gravidanza e forniscono una protezione aggiuntiva per il feto contro gli attacchi del sistema immunitario materno.  ''Dimostriamo che queste cellule formano una memoria immunologica'' osserva il coordinatore della ricerca, Sing Sing Way. ''Le caratteristiche di questa memoria immunitaria della gravidanza - prosegue l'esperto - dimostrano perche' le complicazioni si riducono nelle gravidanze successive, rispetto alla prima, ma puo' anche essere ampiamente applicata ai nuovi modi per controllare meglio l'equilibrio tra la stimolazione immunitaria e la soppressione per la prevenzione delle malattie autoimmuni''.

 

Sulla base di queste conoscenze,  spiega, ''potremmo progettare vaccini che si rivolgono specificamente a queste cellule contro le malattie autoimmuni, come l'artrite idiopatica giovanile e il diabete di tipo 1, nelle quali  il sistema immunitario aggredisce i suoi stessi tessuti sani''.
 

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