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Insularità: Solinas, riconoscimento diritti a lungo negati

"Traguardo più vicino, ma battaglia prosegue anche a Bruxelles"

(ANSA) - CAGLIARI, 30 MAR - "Grande soddisfazione per il raggiungimento di una nuova, decisiva tappa verso il traguardo, che appare oggi sempre più vicino, e che garantirà alla Sardegna il riconoscimento di diritti troppo a lungo ignorati e negati".
    Il presidente della Regione Christian Solinas commenta così l'approvazione da parte della Camera della proposta di legge per l'inserimento del principio di insularità in Costituzione.
    "Un risultato - aggiunge - reso possibile dal consenso unanime raccolto dalla proposta, che abbiamo portato avanti con determinazione in questi anni.. Ora occorre accelerare l'iter anche al Senato per conseguire il risultato in tempi brevi, ancora una volta con la convergenza di tutte le forze politiche".
    "La Sardegna - sottolinea Solinas - deve vedere riconosciuti definitivamente gli svantaggi permanenti derivanti dalla propria condizione geografica, e avere pari opportunità di sviluppo e accesso al mercato senza più scontare i disequilibri e le difficoltà patite troppo a lungo rispetto al resto della terraferma italiana ed europea. Insularità e perifericità producono un incremento dei costi e creano ritardi e debolezze nel processo di sviluppo. La modifica dell'articolo 119 della Costituzione è uno strumento di portata storica. Accanto a questo - dice ancora il governatore - dobbiamo proseguire nel percorso avviato sulle entrate, che grazie agli accordi da me sanciti con il Governo ha portato alla riduzione di 77 milioni l'anno del contributo alla finanza pubblica consentendo alla Sardegna un risparmio di 308 milioni sul prossimo quadriennio, e ha assegnato dal 2021 alla nostra Isola i primi 66 milioni a compensazione dei maggiori oneri sostenuti sulla base della condizione di insularità, che diventano 100 milioni all'anno a regime, sempre come acconto, dal 2022 (266 milioni nel triennio, fino a nuova intesa). La nostra battaglia, prosegue, deve continuare non solo nel Parlamento nazionale ma anche a Bruxelles. Occorre infatti - conclude - una revisione profonda della normativa europea, per renderla più rispondente alle sfide dei nostri territori che le situazioni di crisi impreviste, come quelle attuali, rendono ancora più critiche". (ANSA).
   

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