Tirrenia: Procura Milano chiede il fallimento di Cin

Attesa per la decisione dei giudici

di Francesca Brunati e Igor Greganti

Un passivo di circa 200 milioni e debiti scaduti per una cifra che va dai 350 ai 400 milioni, di cui 180 nei confronti dell'amministrazione straordinaria della Tirrenia. Per questo la Procura di Milano ha depositato al Tribunale la richiesta di fallimento nei confronti di Cin, la Compagnia italiana di navigazione del gruppo Onorato, ritenuta insolvente. Dell'istanza, firmata dal pm Roberto Fontana, si è saputo oggi durante l'udienza fissata sulla base dell'articolo 162 della legge fallimentare che regola la "inammissibilità della proposta" del piano di salvataggio annunciato da Cin e che fino ad oggi non si è concretizzato. La società, infatti, aveva presentato una richiesta di concordato in bianco nel luglio scorso come la capogruppo Moby senza però, alla scadenza, concludere con una proposta di concordato preventivo o di omologa di accordo di ristrutturazione del debito nonostante fossero state concesse una serie di proroghe. Pertanto con l'udienza di stamane, dopo il flop della trattativa con i commissari di Tirrenia e il precipitare della situazione, il collegio della sezione fallimentare presieduto da Alida Paluchowski, ha dichiarato l'inammissibilità della ulteriore richiesta di tempo avanzata dai legali di Cin e il venir meno degli effetti 'protettivi' del concordato in bianco. E questo anche se per la società c'è ancora uno spiraglio: avrà un tempo 'ristretto' per un nuovo concordato preventivo o accordo di ristrutturazione. Altrimenti il prossimo 6 maggio il Tribunale si pronuncerà sull'istanza di fallimento e di amministrazione straordinaria della compagnia che fa capo a Vincenzo Onorato. Qualora la strada fosse quella indicata dal pm, è quasi scontata l'apertura di una indagine per bancarotta. Indagine che si aggiunge all'inchiesta, al momento ancora conoscitiva, ossia senza titoli di reato e senza indagati, con al centro "trasferimenti di danaro" dal 2015 al 2020 da parte di Moby a "partiti politici, influencer e lobbisti" oppure somme spese per "regalie e il noleggio di auto", come si legge nella relazione tecnica allegata al concordato preventivo. Finanziamenti in chiaro su cui la magistratura milanese ha deciso di accendere un faro e desinati agli esponenti di molti schieramenti sia di maggioranza sia di opposizione. Si va dai 200 mila euro versati alla Beppe Grillo srl per un contratto che va dal marzo 2018 al marzo 2020 "volto ad acquisire visibilità pubblicitarie per il proprio brand sul blog" del comico-politico, ai 600 mila per due anni per la Casaleggio Associati per "sensibilizzare le istituzioni sul tema dei marittimo" e per "raggiungere una community di riferimento di 1 mln di persone". Dai 200 mila euro alla Fondazione Open "sostenitrice" di Matteo Renzi, ai 100 mila euro al Comitato Change legato al presidente della Liguria Giovanni Toti, dai 90 mila al Partito Democratico, per chiudere con 10 mila euro a Fratelli d'Italia. E ancora 550mila euro destinati a Roberto Mercuri (non indagato), ex braccio destro dell'ex vicepresidente di Unicredit Fabrizio Palenzona a cui si aggiungono, oltre ai 50 mila euro all'associazione senza fini di lucro "Fino a prova contraria", l'acquisto e la ristrutturazione per 4.5 milioni di una villa a 'cinque stelle' in Costa Smeralda per "rappresentanza" aziendale, appartamenti di lusso a Milano "in uso a rappresentanti del Cda", noleggio di jet privato e auto come Aston Martin ("utilizzata da Achille Onorato dal gennaio 2018 al gennaio 2021", Rolls Royce, Mercedes o Maserati Levante.

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