Odio razziale via social, chiesto processo per 8 neonazisti

Gruppo fondato da un sassarese, "armi contro minaccia giudea"

 Tramavano per sconfiggere con le armi la "minaccia giudea": la Procura della Repubblica di Sassari ha chiesto il rinvio a giudizio per otto persone, estremisti di destra, individuati dagli agenti della Digos come esponenti del gruppo neonazista e antisemita chiamato "Ordine Ario Romano", attestato sulle piattaforme VKontatke e Whatsapp e avente tra i suoi scopi l'incitamento alla discriminazione e alla violenza per motivi razziali, aggravati dal negazionismo. Le indagini condotte dagli specialisti di Sassari su input dell'Ucigos si sono focalizzate sul fondatore del gruppo neonazista, un 40enne sassarese che già in passato si era fatto notare dalle forze dell'ordine per le sue condotte estremiste, e hanno consentito di indentificare gli altri componenti, residenti in varie zone d'Italia.

In particolare, dagli approfondimenti condotti su un account Vkontatke aperto e in uso al promotore del gruppo, è emerso che il 40enne era impegnato, insieme a un amico di Tempio Pausania, in una costante opera di diffusione di messaggi apologetici della figura di Adolf Hitler e di stampo marcatamente antisemita. Non mancavano aperti incitamenti alla violenza nei confronti degli ebrei, nonché veri e propri elenchi di cognomi di origine ebraica "in modo da poterli facilmente individuare" e l'indicazione di caratteristiche somatiche e antropologiche che avrebbero dovuto comprovare l'appartenenza alla "razza ebraica". Tutto accompagnato da evidenti approcci negazionisti dell'Olocausto.

Fondamentali per le indagini sono risultate le analisi dei dispositivi digitali sequestrati il 26 novembre 2019 dalla Digos in collaborazione con il personale dell'Ucigos e della Polizia Postale di Sassari nei confronti di tre degli indagati. Dai telefoni sequestrati è emerso che i tre partecipavano al gruppo WhatsApp denominato "Judenfreie Liga - Lega antisemita", e "in concorso tra loro, e con il citato sassarese nel ruolo di organizzatore, si scambiavano idee su come sconfiggere la minaccia giudea, con tanto di indicazioni su come reperire delle armi, ovvero su come fabbricarne di nuove", spiega una nota della Questura. Secondo gli inquirenti gli indagati erano pronti a trasformare "Ordine Ario Romano" in una realtà più strutturata e funzionale a realizzare non meglio precisate azioni in nome della "difesa della razza".

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