Referendum: Comitato No, Sardegna uscirà da luoghi decisioni

"Rappresentanza in Parlamento già compromessa adesso"

La Sardegna rischia di scomparire dai luoghi delle decisioni. L'allarme, a cinque giorni dal referendum costituzionale del 20 e 21 settembre, viene lanciato dal "Comitato sardo per il no al taglio del parlamento" che mette assieme in modo trasversale associazioni come il Manifesto sardo, l'Anpi di Cagliari, Potere al Popolo, Rossomori, Pci, Sardine, Sardigna libera. Oggi, illustrando le ragioni del no, il portavoce del Comitato Roberto Loddo ha ricordato che la vittoria del sì si traduce in 230 seggi in meno alla Camera e in 115 al Senato, e che "la Sardegna, dove la rappresentanza politica è già compromessa da una legge regionale antidemocratica e nata per escludere le minoranze, sarà una delle Regioni più danneggiate in caso di vittoria del sì".

"Il nostro - ha spiegato - è un no propositivo perchè riteniamo necessario rafforzare le assemblee elettive, uno dei pochi strumenti per difenderci dalle derive antidemocratiche". Il presidente provinciale di Anpi Cagliari Antonello Murgia ha sottolineato quanto sia "risibile il taglio dei costi quale motivazione sostenuta da chi sostiene le ragioni del sì". Un concetto ripreso dalla portavoce di Sardigna libera, Claudia Zuncheddu, che ha parlato di "proposta demagogica perché il problema non è il numero dei parlamentari, ma la qualità politica di deputati e senatori. Per esempio, i nostri rappresentanti sono inadeguati perché non rispondono ai cittadini ma alle segreterie dei partiti". Oltretutto, ha chiarito, "la riduzione di 345 membri segnerebbe il passaggio da un sistema democratico a uno oligarchico".
   

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