Johnny 'lo zingaro' arrestato dalla Polizia nel Sassarese

Era nascosto in un casolare dopo evasione dal carcere

di Gian Mario Sias

Ha un cuore anche uno con un curriculum criminale lungo una vita, accusato di omicidio già a 11 anni, ergastolano per la scia di sangue che si è lasciato alle spalle attraversando gli anni Settanta. L'ennesima fuga di Johnny lo zingaro, al secolo Giuseppe Mastini, 63 anni, romano di origine sinti, non poteva avere epilogo più paradossale e insieme scontato. Oggi è stato arrestato grazie al vasto spiegamento di uomini della squadra mobile della Questura di Sassari, coordinati dal dirigente Dario Mongiovì, con polizia di frontiera, polizia scientifica, servizio centrale operativo, polizia penitenziaria, squadra mobile di Cagliari e Procura di Sassari, che ha seguito la caccia all'uomo in tempo reale. La latitanza è durata dieci giorni, dal 5 settembre, quando è sparito dopo un permesso premio nella casa famiglia della diocesi di Sassari, sino a stamattina, quando l'uomo - che negli anni Ottanta a Roma ha seminato il terrore - è stato stanato in un casolare di Taniga, nelle campagne di Sassari. "Ho fatto 'na cazzata", ha detto a chi l'ha arrestato insieme a Lorenzo Panei, 51 anni, il padrone di casa, accusato di favoreggiamento. "Voleva vivere la sua relazione", rivela Mongiovì. Una scelta d'amore sorprendente solo in apparenza, perchè in realtà Mastini ha un chiodo fisso: ogni volta che è scappato, l'ha fatto per ricongiungersi alla compagna. Era successo anche nel 2017 a Fossano, in provincia di Cuneo: fuggito per stare con lei. Analogia per analogia, anche allora aveva approfittato di un permesso per non tornare in carcere. Trasferito a Sassari, ci è ricascato dieci giorni fa, sempre con la stessa donna. Una pulsione così forte da non poter aspettare qualche mese, quando quasi sicuramente avrebbe ottenuto la semilibertà. Cappelli corti, biondo platino per camuffarsi, Johnny lo zingaro era disarmato e non ha opposto alcuna resistenza all'arresto. "Abbiamo ricostruito il suo excursus per stringere il cerchio intorno alle conoscenze e alle amicizie maturate in carcere ma anche di recente, in comunità", spiega Dario Mongiovì, definendo la cattura "un risultato prezioso, cui la polizia di Stato teneva particolarmente, dati i suoi trascorsi". Il 5 settembre, mentre lui faceva perdere le sue tracce, la compagna era stata bloccata dalla polizia di frontiera mentre si imbarcava da Olbia. Ispezionata a fondo l'auto e verificata la lista dei passeggeri, gli investigatori avevano maturato la certezza che Mastini fosse ancora nell'Isola, ma che intendesse scappare e raggiungere la donna. "È servito un lavoro complesso per individuare la zona dove si nascondeva - racconta il dirigente della Mobile di Sassari - ma oggi siamo andati a colpo sicuro". Plauso per la sua cattura da tutto il mondo politico e istituzionale, a cominciare dai ministri Bonafede (Giustizia) e Lamorgese (Interno) e dal capo della polizia Gabrielli. Nel palmares criminale di Johnny lo zingaro c'è anche il coinvolgimento nell'inchiesta sulla morte di Pier Paolo Pasolini. La prima evasione è del 1987, sempre da una licenza premio: non rientrò in carcere e commise numerosi crimini, dal sequestro della giovane Silvia Leonardi al ferimento del carabiniere Bruno Nolfi sino all'omicidio della guardia giurata Michele Giraldi. La cattura nel 1989.

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