Italia si candida ad ospitare Einstein Telescope a Lula

Si apre la caccia alle onde gravitazionali

Un telescopio di terza generazione per osservare le onde gravitazionali dell'universo dal profondo della miniera dismessa di Sos Enattos a Lula, nel Nuorese. E' l'obiettivo del progetto "Einstein Telescope" (Et), iniziato nel 2008 e proseguito con interventi nel sottofondo dal 2011 al 2017. Lo scorso anno, nella miniera di Sos Enattos, è stato inaugurato il primo laboratorio di superficie, alla presenza di personalità del mondo della fisica, che hanno verificato lo stato di avanzamento dei lavori dopo l'allestimento del laboratorio sotterraneo SarGrav destinato a ospitare esperimenti di fisica di precisione sulla gravità.

La candidatura della sede italiana per la scelta delle grandi infrastrutture di ricerca su cui l'Europa dovrà investire nei prossimi anni, è stata presentata dal Ministero dell'Università e della Ricerca (Mur) per la prossima Roadmap 2021 del forum strategico europeo, Esfri (European Strategy Forum on Research Infrastructure). Partecipano all'iniziativa l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN, coordinatore del progetto insieme agli olandesi del Nikhef, Istituto Nazionale di Fisica Subatomica), l'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).

La Regione Sardegna, così come le Università di Sassari e di Cagliari, hanno espresso il loro vivo interesse all'installazione di questa infrastruttura di ricerca avanzata. ET sarà installato in una nuova infrastruttura e utilizzerà tecnologie molto avanzate e innovative e lo renderanno almeno dieci volte più sensibile nella rilevazione di onde gravitazionali rispetto agli strumenti attuali, gli interferometri per onde gravitazionali di seconda generazione Advanced Virgo, che si trova in Italia, all'osservatorio EGO European Gravitational Observatory gestito dall'INFN e dal CNRS francese, e i due LIGO negli Stati Uniti.

SODDISFAZIONE RETTORI SASSARI E CAGLIARI. "ET è un'impresa scientifica e tecnologica di rilevanza globale, ed esprimo quindi tutta la mia soddisfazione per questo primo traguardo, che è stato possibile raggiungere grazie in primo luogo all'impegno dell'Università di Sassari, dell'INFN e di tutti gli enti scientifici coinvolti". Così il Rettore dell'Ateneo di Sassari Massimo Carpinelli. "Ora ci auguriamo che il nostro grande progetto venga incluso nella prossima Roadmap di ESFRI e che possa essere ospitato in Sardegna. La presenza di un centro di ricerca di prima grandezza in territorio sardo apre prospettive di eccezionale rilevanza per lo sviluppo della Regione e per il futuro di tutti i giovani sardi", conclude Carpinelli.

"Il coinvolgimento dell'Università di Cagliari è una nuova dimostrazione delle politiche che l'Ateneo cagliaritano porta avanti - dichiara la Rettrice Maria Del Zompo - La cultura è la base dell'innovazione, a sua volta fondamento della crescita economica. Le eccellenze presenti nell'Università di Cagliari nel campo della fisica, dell'ingegneria mineraria, energetica ed elettronica, dell'informatica, della geologia e delle telecomunicazioni rendono il contributo dell'Ateneo non solo di conoscenza, ma anche di competenza, e sarà sbocco naturale per i nostri studenti, dottorandi e ricercatori contribuendo a rafforzare la candidatura italiana.

L'innovazione è il risultato di un percorso in cui la conoscenza aumenta di valore nel tempo fondandosi sulle scoperte del passato che diventano la base delle conoscenze future: l'esempio sono le miniere. Poter utilizzare una realtà del passato della Sardegna come base per lo sviluppo del futuro dimostra l'importanza della cultura universitaria, perché sono più solide le basi di chi costruisce sul passato rispetto a chi si limita solo al presente, anche in realizzazioni come questa che negli anni supereranno l'attuale stato dell'arte".
   

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