Turismo di prossimità, Sardegna seconda in Italia

Mezzo milione di residenti di solito non si muove dall'Isola

DI STEFANO AMBU

Pochi viaggi all'estero. E turismo di prossimità. Cioè nella propria regione o al limite in quella vicina, comunque non oltre i confini nazionali. Sarà lo scenario delle vacanze ai tempi del coronavirus. La Sardegna parte avvantaggiata. Perché potrà contare - ora più che mai - su uno zoccolo duro di turisti "identitari" che non lasciano l'Isola. In Italia è al secondo posto dietro la Sicilia. Ne dà conto lo studio condotto da Demoskopika con il T.a.tu.r, acronimo che sta per tasso di appartenenza turistica regionale in rapporto ai turisti che trascorrono la vacanza nella regione di residenza sul totale dei vacanzieri residenti di quella regione.

A conquistare la vetta è la Sicilia, che con il 40,59% presenta il più elevato livello di appartenenza turistica: su un totale di 3,2 milioni di arrivi generati dagli autoctoni mediamente in un anno, ben 1,3 milioni (identitari) si sono "consumati" in territorio siciliano. A seguire, con tassi rilevanti, la Sardegna e la Campania rispettivamente con il 29,06% e il 26,63%. Per la Sardegna - tendendo presenti i dati del 2017-2018 - i residenti che scelgono l'Isola sono 534mila su circa 1,8 milioni di potenziali vacanzieri. Numeri destinati a crescere: la Sardegna infatti dovrebbe recuperare buona parte degli "esterofili", 221mila persone che escono fuori dai confini nazionali per le proprie vacanze. Più i "nazionalisti", oltre un milione che varcano il Tirreno per stare magari in montagna o visitare le città d'arte della Penisola.

La spesa turistica di chi abitualmente sta in Sardegna si aggira intorno ai 90 milioni. A queste cifre si deve aggiungere, forse solo per quest'anno, il potenziale di spesa di chi parte fuori dall'Italia (circa 38 milioni), più quello di chi sceglie traghetto o aereo ma resta in Italia (circa 100 milioni). Per un totale di circa 226milioni. Nel frattempo, il presidente dell'Istituto di ricerca, Raffaele Rio, lancia la strategia del "sasso nello stagno" per individuare i mercati da intercettare per la risalita: "Necessario - spiega - garantire un'offerta in sicurezza per fronteggiare il lockdown psicologico".
   

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