Cagliari confuso, fuori da zona Europa

Ora scontro diretto con Napoli, ma si guarda anche a salvezza

Con una vittoria sarebbe finito da solo al sesto posto. E invece con una sconfitta è scivolato all'ottava posizione. Con tanti saluti - per ora - ai sogni di gloria e di Europa. È un Cagliari che non sa più vincere: l'ultimo successo è sempre quello con la Sampdoria di inizio dicembre. Una squadra che, dopo tre pari consecutivi, con il Genoa ha ricominciato a perdere. La traversa di Nainggolan, più il tap-in fallito da Joao Pedro, non bastano a far dimenticare ai tifosi un primo tempo tatticamente regalato al Genoa, padrone di casa, ma anche della partita. Non che ci fosse chissà quale strapotere: il problema è che proprio il Cagliari non riusciva a partire e a costruire.

Poi, il dopo Pandev: tanta buona volontà e tanta confusione nella ripresa. Ma la rabbia e il solito Ninja non sono serviti a raggiungere il pari. Qualche attenuante c'è: con la squalifica di Cigarini e il forfait all'ultimo di Oliva Maran è stato costretto a reinventarsi Nainggolan regista e tuttofare a centrocampo. Il problema? Poche possibilità di avviare l'azione manovrata e palloni buttati in avanti a cercare fortuna. Con Ionita e Nandez troppo lontani anche per provare un triangolo. Il 3-5-2 in uscita non ha funzionato quasi mai. Anche perché a destra si sono rotti subito prima Faragò e poi Cacciatore. Con Mattiello che è entrato in partita solo nella ripresa. Morale della favola: punte quasi mai in grado di fare male. E pallino del gioco sempre in mano al Genoa. Che, confuso anche lui, ma spinto da pubblico e disperazione, batti e ribatti l'ha buttata dentro.

Giusta punizione per un Cagliari troppo rinunciatario. Ora sono dolori perché con il Napoli mancherà Nainggolan (squalifica in arrivo dopo il giallo di ieri). Con i partenopei è l'ultima chiamata per l'Europa. Quasi uno scontro diretto. E soprattutto una buona occasione per evitare quello che - dopo aver sperato e sognato per tutto il girone di andata - i supporter non vorrebbero: trascinarsi sino alla fine del campionato alla ricerca di quei sette-otto punti per la salvezza matematica.
   

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