Sassari, parte processo cellula Al Qaeda

Misure di sicurezza straordinarie per prima udienza

(di Gian Mario Sias)
(ANSA) - SASSARI, 17 DIC - Hanno preso posto nell'aula della Corte d'Assise di Sassari ben prima delle 9, ora fissata per la prima udienza del processo a loro carico. Sono gli 11 pakistani arrestati in aprile a Olbia e in altre parti d'Italia. Insieme ad altrettanti connazionali, ad oggi irreperibili, sono accusati di aver costituito una cellula italiana di Al Qaeda. Epicentro dell'organizzazione sarebbe proprio il capoluogo della Gallura. Lì vive Sultan Wali Khan, 39 anni, considerato il capo della cellula e organizzatore dell'attentato terroristico che il 28 ottobre 2009 a Peshawar, in Pakistan, ha provocato cento morti.

Lungo un percorso blindato, in una Sassari ridisegnata da misure di sicurezza straordinarie, sono arrivati a palazzo di Giustizia a bordo degli stessi mezzi che li avevano caricati all'aeroporto di Alghero. Sono entrati da un ingresso secondario, mentre un servizio d'ordine di proporzioni eccezionali filtrava gli ingressi da via Roma, per l'occasione chiusa al traffico. Hanno atteso con compostezza la fine di una mattinata lunghissima. Non una parola, non un cenno di fastidio per tutta quell'attenzione. Solo Khan ha un cedimento, si alza, si agita, cerca di comunicare col pubblico, dove c'è anche la sua famiglia, il fratello, le rispettive mogli e i bambini. Con lo sguardo, con i gesti e con parole solo sussurrate sembra che voglia urlare la propria innocenza, di cui si discuterà dal prossimo 16 gennaio. È la data della prossima udienza, stabilita dalla Corte d'assise di Sassari presieduta dal giudice Pietro Fanile, a latere Teresa Castagna, al termine di una mattinata più lunga del previsto.

Doveva essere un'udienza lampo, utile solo per aprire e sbrigare gli adempimenti di rito. E invece si parte subito. La Presidenza del Consiglio dei Ministri, rappresentata da Francesco Caput dell'Avvocatura generale dello Stato, chiede di potersi costituire parte civile. Per il collegio difensivo quella richiesta va respinta. Non solo. Si procede con il giudizio immediato, ma per i difensori ci sono errori procedurali per cui quella strada non è più percorribile. E ancora. Un processo in Italia per reati eventualmente commessi in altri Paesi è insensato, è la versione dei legali degli 11 pakistani alla sbarra. Insomma, superate le liturgie che accompagnano l'inizio di ogni processo, il confronto è subito acceso. La Corte d'assise si ritira alle 11.30 per decidere. Una pausa lunghissima, tanto che alle 12.20 gli imputati chiedono e ottengono di poter pregare. Si rivolgono alla Mecca e invocano, probabilmente, giustizia. Quando la Corte riemerge dalla camera di consiglio sono le 14.30: rigettate tutte le eccezioni sollevate dagli avvocati difensori. In attesa di allestire un'aula bunker all'interno del carcere sassarese di Bancali, a gennaio l'appuntamento sarà ancora a palazzo di Giustizia. La città si sveglierà ancora con il rombo degli elicotteri, e alzando la testa i sassaresi scopriranno di nuovo di essere guardati a vista dai cecchini del piano di sicurezza. (ANSA).

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