Nucleare: dilaga protesta in Sardegna

48 ore di mobilitazione in attesa comunicazione Ispra

(ANSA) - CAGLIARI, 2 APR - Continua la mobilitazione dei movimenti sotto il Consiglio regionale a Cagliari per dire no al deposito delle scorie nucleari in Sardegna. Ieri a tarda serata è arrivata l'attesa visita dell'arcivescovo di Cagliari, mons. Arrigo Miglio: un ulteriore segnale di vicinanza dal mondo della Chiesa dopo quelli giunti nei giorni scorsi. Il presidio andrà avanti sino alla fine della mattinata in attesa di eventuali decisioni da Roma sul dislocamento dei depositi. Ma, e anche gli organizzatori ormai ne sono consapevoli, difficilmente in giornata arriverà qualche notizia. Ispra e Sogin hanno sì concluso il loro lavoro con la valutazione delle compatibilità delle aree con la possibilità di stoccare le scorie. La relazione, secondo quanto si apprende, è stata consegnata al Governo. Ma il definitivo responso finale probabilmente arriverà nei prossimi mesi. La manifestazione va avanti con musica e interventi al microfono di militanti ed esperti. "Il vescovo ieri era qui - ha sottolineato Angelo Cremone, Sardegna Pulita - mentre Pigliaru ancora non si è visto". Il fronte è comunque compatto e teme soprattutto i pericoli per la salute, anche per le future generazioni. Il coordinamento ribadisce che i sardi si sono già espressi contro il nucleare nel referendum del maggio 2011. (ANSA).
   

IL 19 APRILE NO SCORIE DAY - a terra per un minuto a mezzogiorno in punto. E, alla stessa ora, anche le campane delle chiese e le sirene delle navi in porto che suonano. Sarà il momento cruciale del "No nucle day", in programma domenica 19 aprile in Sardegna. Lo ha annunciato questa sera, durante la manifestazione per dire no al deposito di scorie nucleari in corso sotto i portici del Consiglio regionale, il leader di Sardigna Natzione, Bustianu Cumpostu.

"Chiederemo alle chiese e alle autorità portuali - ha spiegato l'esponente indipendentista - di far suonare le campane e le sirene delle navi in porto alle 12. Dobbiamo dare un segnale chiarissimo, tutti i sardi insieme". "La Sardegna è in pericolo - ha aggiunto Cumpostu - è vero che, stando a guardare i parametri di esclusione, la nostra isola sarebbe fuori. La nostra paura è che la decisione possa essere politica. Il popolo sardo però ha già detto come la pensa nel 2011 con il referendum". All'attacco anche Angelo Cremone, di Sardegna Pulita: "Non si può andare in ordine sparso - ha detto - dobbiamo stare sotto un'unica bandiera".

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