Omicidio Dina Dore: Pm chiede l'ergastolo per il marito

Per l'accusa è il mandante. Donna uccisa nel nuorese nel 2008

(ANSA) - NUORO, 30 MAR - Nel processo in Corte d'assise a Nuoro per l'omicidio dii Dina Dore, la giovane mamma trovata morta nel garage della sua abitazione a Gavoi nel 2008, il Pm della Dda, Danilo Tronci, ha chiesto l'ergastolo per il marito Francesco Rocca, ritenuto il mandante del delitto. La richiesta al termine di tre ore di requisitoria, già cominciata nell'udienza della scorsa settimana ma sospesa per un abbassamento di voce del mafgistrato: "Per un delitto così terribile - ha detto la pubblica accusa - una mamma che viene uccisa dentro il garage di casa mentre una sera rientra con la bimba di 8 mesi, non si può che chiedere l'ergastolo".

Il magistrato ha ricostruito cinque anni di indagini e un anno e mezzo di processo, durante i quali "sono state raccolte tutte le prove necessarie per la colpevolezza di Francesco Rocca", ha chiarito Tronci. In particolare, la testimonianza del supertestimone Stefano Lai che, qualche giorno dopo l'omicidio, raccolse la confessione del suo amico Pierpaolo Contu, poi condannato a 16 anni sia in primo grado che in appello come esecutore materiale del delitto.

Contu aveva raccontato a Lai di essere stato lui a uccidere Dina Dore dietro una ricompensa in denaro, circa 250 mila euro, e la casa di proprietà della coppia. Secondo l'accusa, sono significative anche le prove raccolte sulla relazione extraconiugale fra Rocca e la sua assistente dello studio dentistico. Relazione che, per il pm, è stata il movente dell'omicidio, perché una separazione sarebbe costata cara a Rocca dal punto di vista economico.

"ROCCA TEMEVA LA SEPARAZIONE DALLA MOGLIE" - Il dentista Francesco Rocca temeva che la moglie, dopo aver scoperto la sua relazione con l'assistente di studio, Anna Guiso, gli chiedesse la separazione che avrebbe messo a dura prova la sua situazione economica, all'apparenza florida ma che in realtà nascondeva "forti debiti". "Temeva che la moglie ufficializzasse la separazione perché così non avrebbe più potuto ucciderla", ha detto il pm Danilo Tronci durante le tre ore di requisitoria.

Il magistrato ha ripercorso i rapporti fra Rocca e Pierpaolo Contu (minorenne all'epoca dei fatti e condannato come esecutore materiale del delitto); quelli tormentati con la moglie e quelli fra il dentista e l'amante, una relazione iniziata prima che Dina morisse, continuata dopo l'omicidio e provata da centinaia di sms. "Tu non sai che cosa ho fatto io per te", scriveva Rocca ad Anna Guiso dopo la morte della moglie, una frase che secondo il pm svelava l'assassinio.

E ancora le false piste seminate da Rocca agli inquirenti e le tante contraddizioni nei vari interrogatori. Come il dettaglio della serranda del garage una volta arrivato a casa dopo l'omicidio: un particolare che il dentista all'inizio non ricordava, ma poi ha detto di averla trovata a mezz'asta e infine aperta. Il magistrato inquirente ha sottolineato anche "l'insolito numero di pazienti nell'ambulatorio di Rocca il pomeriggio dell'omicidio (forse per l'alibi del dentista) tra i quali anche la fidanzata di Pierpaolo Contu, che per il pm doveva "essere tenuta impegnata mentre Contu compiva l'omicidio". Il processo riprende nel pomeriggio con le arringhe delle parti civili.

PARTI CIVILI, AI PARENTI 1,8 MLN - "Un processo drammatico come mai mi è capitato in 65 anni di professione: il delitto di una mamma uccisa di fronte alla figlioletta di 8 mesi". Così Mariano Delogu, l'avvocato di parte civile per Angela Marchi e Graziella Dore, madre e sorella di Dina Dore, nell'arringa finale al processo in Corte d'Assise a Nuoro contro Francesco Rocca, il marito della giovane donna assassinata a Gavoi nel 2008 e ora alla sbarra come mandante del delitto.

Dopo la requisitoria del Pm che ha chiesto l'ergastolo per l'imputato, è toccato a Mariano Delogu e a suo figlio Massimo - che rappresenta i due fratelli di Dina, Giuseppe e Bruno - battersi per ottenere la condanna di Rocca e i relativi risarcimenti: 600 mila euro per la madre della vittima, 400 mila euro a ciascuno dei tre fratelli. I legali di parte civile hanno ricostruito le fasi salienti dell'omicidio ribadendone l'efferatezza. "Signori della Corte, il medico legale ha accertato che Dina Dore è morta in 4 minuti. Avete idea - ha chiesto Mariano Delogu - di che cosa siano 4 minuti per una persona che muore avvolta da un nastro per asfissia?". "Quando è arrivato nel garage di casa - ha proseguito l'avvocato - e ha trovato la bambina dentro l'ovetto, il sangue per terra, Rocca non prende la bambina in braccio, non cerca la moglie, non chiama la Polizia ma telefona al padre, alla sorella e al cognato di Dina Dore. Non aveva motivo per essere sorpreso sapeva perfettamente cosa era accaduto".

Quindi la ricostruzione di Massimo Delogu. "La sera del delitto Rocca, che non chiamava mai sua moglie, l'ha chiamata tre volte tra le 18.30 e le 18.50 dal suo studio di Nuoro: voleva verificare - è la tesi della parte civile - se l'omicidio fosse stato eseguito. Dina non risponde e lui anziché essere preoccupato si ferma al bar". E poi quell'"inspiegabile silenzio" dal 21 al 31 marzo nei cellulari tra Rocca e Pierpaolo Contu, il giovane condannato come autore materiale del delitto, che si sentivano spesso. Un "silenzio strategico", secondo Massimo Delogu, così come strategiche sarebbero state, per il legale, anche le cure dentarie nello studio di Rocca per la fidanzata di Contu: "Volevano che tutto filasse liscio", ha spigato il legale. Da qui le conclusioni. "Rocca ha certamente dato mandato a Contu di uccidere sua moglie davanti alla bimba", ha detto Mariano Delogu chiedendo un risarcimento di 600 mila euro per la madre di Dina Dore e di 400 mila per ciascuno dei tre fratelli. Domani si torna in aula per l'arringa della difesa. L'8 aprile, salvo imprevisti, i giudici si ritireranno in camera di consiglio per la sentenza.

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