Sardegna

Acqua: geologici, molta nell'Isola ma poco valorizzata

Boneddu, risorse sotterranee utili per approvvigionamento

(ANSA) - CAGLIARI, 11 MAR - Molta acqua in Sardegna. Ma poco valorizzata. È il messaggio che l'ordine dei geologi lancerà domani nel corso del convegno organizzato a Cagliari, al dipartimento di Scienze geologiche, sulla "Valutazione e vulnerabilità delle risorse idriche sotterranee".
    Il concetto è chiaro. L'acqua c'è ma non si vede: in alcune zone dell'Isola sono presenti grandi quantità di risorse idrogeologiche. "Se a livello nazionale le acque sotterranee costituiscono la principale risorsa per l'uso potabile, in Sardegna - sottolinea Davide Boneddu, presidente dei geologi sardi - la situazione è invertita essendo circa l'80% delle risorse idriche per usi civici garantita dalle acque superficiali immagazzinate nei bacini artificiali. Il sistema di approvvigionamento, costituito appunto da 57 bacini artificiali, potrebbe essere supportato in modo più incisivo con il contributo delle acque sotterranee".
    Giorgio Ghiglieri, docente di idrogeologia a Cagliari, ribadisce il concetto. "Il quadro generale relativo alle conoscenze sulle acque sotterranee - dice l'esperto - è ancora oggi non esaustivo, con gravi carenze di informazioni relative alle caratteristiche idrogeologiche, alla geometria ed alle potenzialità degli acquiferi ed all'entità dei prelievi". Francesco Murgia, geologo funzionario della Provincia di Nuoro, cita il caso emblematico di Fruncu 'e Oche, a Siniscola. "Nel 2011 - racconta - sul totale di quasi 19 milioni di metri cubi transitati in sorgente solamente il 20% circa è stato utilizzato per gli scopi idropotabili mente circa l'80% è stato scaricato direttamente a mare".
    "Questa mancanza di conoscenza comporta una sotto utilizzazione, da parte del gestore del servizio idrico, delle ottime acque sorgive sarde a tutto svantaggio - sottolinea Murgia - dell'utenza che, come dimostrano le emergenze idriche di Baronia e Nuorese di questi ultimi giorni, è costretta a subire le sempre più frequenti restrizioni nell'erogazione del servizio a causa del prevalente utilizzo delle acque provenienti dai bacini di accumulo superficiale, troppo spesso fuori norma nei parametri essenziali di potabilità". (ANSA).
   

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