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Bagnano letto di notte anche 4,6% adolescenti

Pediatri, ma il 70% dei genitori non ne parla con il medico

16 giugno, 13:36
Pipì a letto Pipì a letto

PALERMO - 'Bagnare' il letto di notte è un problema che coinvolge non soltanto i bambini più piccoli, ma che riguarda anche gli adolescenti: quasi il 4,6% dei ragazzi tra i 13 e 14 anni, infatti, è ancora affetto da tale disturbo, spesso sottovalutato dai genitori che, nel 70% dei casi, non ne parla con il medico o lo specialista. A puntare l'attenzione su questo disturbo sono i pediatri, riuniti a Palermo in occasione del 70/o Congresso italiano di pediatria.

Scientificamente, si definisce 'enuresi' la perdita di urina durante il sonno in bambini con età superiore ai 5 anni, ma il disturbo può essere anche diurno. A scattare un'istantanea di questo fenomeno, che i pediatri definiscono 'sommerso', è il Progetto Over realizzato dalla Società Italiana Cure Primarie Pediatriche (Sicupp) ed i cui risultati sono stati presentati al Congresso: l'indagine, condotta da 75 pediatri di famiglia, ha indagato l'epidemiologia del fenomeno valutando un campione di 3165 bambini tra i 5 e i 14 anni in tre regioni italiane (Veneto, Toscana, Puglia). I risultati ''sono molto interessanti - spiega Marina Picca, presidente Sicupp -. La prevalenza del disturbo a 5 anni è del 16,2% e decresce progressivamente con l'età: a 13 anni il 4.6% bagna ancora il letto. Familiarità e disturbi del sonno sono potenziali fattori di rischio''.

Tuttavia, solo il 33% dei genitori ha parlato del problema con il pediatra, segnale della scarsa consapevolezza con cui i genitori vivono l'enuresi, tanto che solo il 12,2% dei bambini affetti è in terapia. L'indagine, sottolinea Picca, ''ha valutato anche la percezione del problema da parte dei genitori: il 33,3% ammette che il disturbo condiziona in modo notevole l'organizzazione familiare, il 24,7% ritiene che limiti molto la attività del figlio con i compagni e l'11% lo considera molto imbarazzante''. E' dunque importante, avvertono gli specialisti, ''ricercare e riconoscere il problema, sensibilizzando i genitori, perché solo così si può migliorare la qualità di vita dei giovani pazienti e delle loro famiglie''.

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