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Infezioni ospedaliere al 10%,terapia intensiva sino al 15%

Mancano strategie per fare fronte a batteri resistenti

13 giugno, 16:02
Infezioni ospedaliere al 10%,terapia intensiva sino al 15% (fonte: CDC) Infezioni ospedaliere al 10%,terapia intensiva sino al 15% (fonte: CDC)

"L'8-10 % dei pazienti in ospedale va incontro a infezioni contratte durante il ricovero, e molto spesso si tratta di polmoniti. In terapia intensiva questa incidenza può raggiungere il 15% dei ricoverati", lo ha detto il Direttore della Unità Operativa di Malattie infettive dell'Ospedale di Pisa Francesco Menichetti. Il problema piu' grave e' che i germi che causano queste infezioni sono oggi "multiresistenti e talvolta panresistenti agli antibiotici" ma la cosa che preoccupa di piu' gli esperti e'che ,"le opzioni terapeutiche innovative scarseggiano".

"La letalità delle setticemie da Klebsiella pneumoniae MDR può raggiungere il 50% nei pazienti che hanno una sepsi grave od uno shock settico si arriva all'80%. In terapia intensiva - prosegue Menichetti - sino al 20% dei pazienti sottoposti a ventilazione meccanica prolungata è a rischio di sviluppare polmonite. Sono importanti che richiedono precise azioni di contenimento". Gli esperti riuniti a in occasione del II Workshop Pneumologico del Centro Italia presso l'Ospedale San Giovanni Addolorata di Roma hanno lanciato l'allarme sulla mancanza di una strategia per fare fronte ai germi resistenti in ospedale: "Ci vuole, innanzitutto, una strategia complessiva - precisa Menichetti - che sia politica e tecnica, che coinvolga l'Ospedale e i medici della Comunita', per poter riconsiderare gli antibiotici farmaci preziosi da non sprecare e da usare correttamente, in modo da ridurre la pressione selettiva. La seconda mossa è quella di limitare la diffusione dei germi resistenti in ospedale, rinforzando l'infection control, bloccando quindi la diffusione del contagio. Bisogna tornare, infine, ad allocare risorse economiche e a scommettere nuovamente sulla ricerca indipendente. Solo in questo modo è possibile fronteggiare la sfida della resistenza antimicrobica".

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