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Aids: in Italia 4mila casi anno, servono interventi mirati

Oggi Giornata Mondiale. Lorenzin, constatarla è sfida globale

01 dicembre, 20:48
Nastri rossi per la Giornata mondiale della lotta contro l'Aids Nastri rossi per la Giornata mondiale della lotta contro l'Aids

In Italia c'è uno 'zoccolo duro' di nuovi casi di Hiv che è impossibile debellare senza interventi mirati sulle 'popolazioni chiave', come gli omosessuali, che costituiscono la maggioranza dei nuovi pazienti. Lo hanno affermato gli esperti dell'istituto Spallanzani di Roma, che ha dedicato all'Aids un convegno per la Giornata Mondiale. Ogni anno nel nostro paese ci sono 3500-4000 nuove infezioni, una cifra sostanzialmente stabile, mentre in cura ci sono circa 100mila sieropositivi e si stimano circa 20mila persone che non sanno di avere il virus.

''La situazione italiana è migliore di altri paesi, qui c'è accesso totale ai farmaci - sottolinea Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell'Istituto - da noi però bisogna investire di più per raggiungere categorie a rischio come i tossicodipendenti e soprattutto gli omosessuali, che rappresentano la maggioranza delle nuove diagnosi''. Secondo i dati presentati è il Lazio la regione con più nuove diagnosi, circa 600, e il maggior numero di sieropositivi, circa 15mila. ''Serve un maggiore accesso ai test rapidi, anche al di fuori delle strutture sanitarie, in luoghi di incontro o con laboratori mobili - sottolinea Enrico Girardi, direttore dell'epidemiologia dell'Istituto -. Bisogna garantire che siano gratuiti e anche i medici di base devono cambiare atteggiamento. Prescrivere il test deve essere normale, come si fa ad esempio per l'epatite''.


Lorenzin, constatare l'Aids è una sfida globale
"Quella del contrasto all'Aids rappresenta una sfida globale, davanti alla quale non ci si può tirare indietro. In assenza di chiari segni di declino del numero delle diagnosi, l'Hiv continua ad essere un grave problema di salute pubblica non solo in Italia, ma anche in Europa". Lo ha scritto, in occasione della giornata mondiale per la lotta all'Aids, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin in un messaggio inviato al presidente della Croce Rossa italiana, Francesco Rocca, in occasione del convegno "La formula per fermare l'Aids". "Il ministero della Salute sin dalla comparsa dell'infezione ha promosso iniziative per la prevenzione, la diagnosi, il trattamento e la comunicazione - ha ricordato Lorenzin - nel 1987 è stata costituita la commissione nazionale per la lotta contro l'Aids e nel 1990 è stata emanata la legge 135 che tuttora da' indicazioni su assistenza, ricerca, formazione, sostegno alle associazioni e tutela dei diritti delle persone con Hiv". "L'avvento delle nuove terapie antiretrovirali e un'assistenza medica avanzata hanno modificato, in particolare nell'ultimo decennio, le caratteristiche principali dell'epidemia - ha aggiunto il ministro- rispetto agli anni Ottanta infatti i pazienti sieropositivi sperimentano oggi un periodo asintomatico di benessere prolungato e una migliore qualità di vita, pertanto e' l'andamento delle nuove infezioni da Hiv che deve essere costantemente monitorato per descrivere le modificazioni in atto e per fornire gli strumenti necessari a pianificare interventi di prevenzione primaria e secondaria". "E' necessario intensificare il lavoro di informazione e prevenzione e sensibilizzare a un comportamento sessuale responsabile, all'utilizzo del preservativo e al test anti-Hiv" - ha concluso.


Possibile la fine dell'epidemia entro il 2030, ma mancano i fondi
(Di Pier David Malloni)
ROMA - Il 'colpo finale' all'Hiv è a portata di mano, e passa per il numero 90. Se si riuscirà entro il 2020 a diagnosticare il 90% dei sieropositivi, a metterne il 90% sotto trattamento e a sopprimere il virus nel 90% dei pazienti, ricorda l'Oms che oggi celebra il World Aids Day, il 2030 potrebbe essere l'anno delle 'nuove infezioni zero' e dei 'morti zero' per questa malattia. 

Proprio il primo di questi obiettivi, da cui poi dipendono tutti gli altri, è però ben lontano dall'essere raggiunto.  ''Circa metà di tutte le persone che nel mondo vivono con l'Hiv non sanno ancora di avere il virus - spiega Gottfried Hirnschall, che dirige il dipartimento Hiv dell'Oms -. Serve uno sforzo comune per offrire il test alla popolazione più ampia possibile, e un focus sulle cosiddette 'popolazioni chiave', omosessuali, lavoratori del sesso, tossicodipendenti''.
Le cifre aggiornate dell'agenzia: nel 2013 sono morte nel mondo 1,5 milioni di persone per l'Aids, e ci sono state due milioni di nuove infezioni, il 70% delle quali nei paesi in via di sviluppo. Attualmente quasi 13 milioni di persone sono in terapia antiretrovirale, circa un terzo dei 35 milioni di malati che ne avrebbero bisogno. Nei paesi a medio e basso reddito è particolarmente grave la situazione dei bambini, di cui solo il 25% riceve la terapia. In occasione della giornata mondiale le Ong europee hanno lanciato una campagna per l'utilizzo di una parte della tassazione delle transazioni finanziarie (Ttf) proprio alla lotta alla malattia. ''Mancano all'appello del Fondo Globale per la Lotta all'Aids, Tbc e malaria, il principale finanziatore nel campo della salute globale, 2,5 miliardi di dollari per contrastare efficacemente le tre pandemie - spiega Stefania Burbo, portavoce dell'Osservatorio Aids -. La Tassa sulle Transazioni Finanziarie potrebbe contribuire a ridurre questo gap finanziario''.
Accanto alle cose ancora da fare l'Oms ricorda però anche i progressi raggiunti, soprattutto da alcuni paesi che fino a pochi anni fa erano nel pieno dell'emergenza. ''In Ruanda ad esempio - ricorda Francesca Belli dell'Aides, la più grande Ong europea contro l'Aids - oltre l'80% dei pazienti ha accesso alle cure. Questo paese ha calcolato che investendo 12,7 milioni in trattamenti ne risparmierà oltre 25 in nuove infezioni. Se riusciremo a fermare le nuove infezioni potremo finalmente mettere la parola fine alla storia dell'Aids''.

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