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Tumore pancreas, vitamina D 'modificata' apre porte a cure

Facilita accesso a chemio potenziandone efficacia

26 settembre, 11:58
Le cellule produttrici di insulina nel pancreas del topo (fonte: Jakob Suckale, Istituto Paul Langerhans, Dresda) Le cellule produttrici di insulina nel pancreas del topo (fonte: Jakob Suckale, Istituto Paul Langerhans, Dresda)

Arriva una speranza concreta contro il cancro del pancreas, uno dei tumori più letali: scienziati Usa hanno scoperto che una molecola ottenuta dalla vitamina D potenzia gli effetti della chemioterapia contro questo tumore aumentando - secondo i risultati ottenuti in animali - del 50% i tassi di sopravvivenza. Pubblicati sulla rivista Cell, i risultati sui topi sono così buoni che è stata già avviata una sperimentazione clinica per testare il derivato della vitamina D su pazienti. Lo studio è stato condotto da Ronald Evans del Salk Institute di La Jolla. Il segreto del derivato della vitamina D è che favorisce la penetrazione dei farmaci all'interno del tumore, rendendoli più efficaci. Il tumore del pancreas - circa 6000 casi l'anno in Italia - e' uno dei più letali: praticamente asintomatico, viene difficilmente diagnosticato in fase precoce, per cui la diagnosi arriva spesso quando la malattia è già estesa ed ha iniziato a diffondersi agli organi vicini, quindi è difficile da guarire.

Oggi questa neoplasia si cura soprattutto chirurgicamente ma la mortalità associata all'intervento resta alta. I chemioterapici sono poco efficaci in quanto non riescono a penetrare in profondità nel tumore. I farmaci sono bloccati da uno scudo di cellule cosiddette stellate che favoriscono la crescita tumorale. Ebbene Evans ha scoperto che queste cellule stellate sono tappezzate di 'interruttori' specifici per la vitamina D e che quando questa si lega ad essi le cellule stellate si disattivano lasciando il tumore 'nudo' e più esposto ai farmaci.

Evans ha infine compreso che bisogna usare un derivato della vitamina D per ottenere risultati veramente apprezzabili e adesso è già in corso presso la University of Pennsylvania una sperimentazione clinica con questo derivato.

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