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Otto scienziati italiani fra i primi 400 del mondo

Metodo made in Usa misura impatto ricercatori biomedicina

29 gennaio, 09:49

Ci sono otto scienziati italiani fra i migliori 400 del mondo che pubblicano prevalentemente nel campo biomedico. Risulta da una speciale classifica redatta attraverso uno studio americano pubblicato sull'European Journal of Clinical Investigation, che propone un nuovo metodo di misurazione dell' impatto scientifico dei ricercatori.

L'importanza di questo studio - coordinato da John Ioannidis, professore di Medicina e direttore del Prevention Research Center della Stanford University School of Medicine - è legata al fatto che la valutazione è un terreno su cui si misurano le Università, gli Enti di Ricerca e i singoli ricercatori. Da essa derivano importanti conseguenze dal punto di vista dei finanziamenti e del reclutamento di nuovi docenti, nonché della selezione degli studenti più qualificati.

Lo studio, in sostanza, consentirebbe una maggiore efficienza nella valutazione dei ricercatori, e quindi un miglioramento della meritocrazia e della gestione dei fondi della ricerca.

Fra gli otto italiani, sei lavorano in Italia e due all'estero. A guidare la classifica italiana, in seno ai migliori 400, è Alberto Mantovani, professore di Patologia Generale all'Università di Milano e direttore scientifico dell'Istituto Clinico Humanitas. Quindi i professori Antonio Colombo dell'Università Vita-Salute San Raffaele, Giuseppe Remuzzi dell'Istituto Mario Negri di Bergamo, Giuseppe Mancia dell'Università di Milano Bicocca, Vincenzo Di Marzo del CNR di Pozzuoli e Alberto Zanchetti dell'Università degli Studi di Milano.

''Cinque di questi sei scienziati lavorano in strutture di Milano e Bergamo - commenta il prof. Mantovani - a conferma dell' alto livello di ricerca che si conduce da queste parti''.

In questa classifica emergono, poi, altri nomi di italiani che però lavorano all'estero, come Carlo Croce all'Università dell'Ohio e Napoleone Ferrara della Genentech Incorporated.

Mancano del tutto, invece, scienziati stranieri di alto livello che lavorano in Italia. ''È una realtà - aggiunge Mantovani - che purtroppo conosciamo bene: siamo bravi a esportare scienziati di qualità ma non riusciamo ad attirare quelli stranieri''.

Per calcolare l'impatto scientifico dei ricercatori, Iohannidis e colleghi sono partiti dal database Scopus, che contiene i dati identificativi di tutti gli autori di articoli scientifici dal 1996 al 2011 e hanno utilizzato anche il più recente h-index, per arrivare infine alla speciale classifica dei primi 400.

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