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Influenza: in Italia solo 62% anziani vaccinato

Obiettivi Ue del 75% di copertura raggiunti solo da Olanda

11 gennaio, 18:06

L'Italia è indietro rispetto agli obiettivi dell'Unione Europea per la copertura vaccinale contro l'influenza stagionale, ma sta comunque molto meglio della maggior parte degli altri Stati comunitari. Il nostro Paese si assesta al 62,7% degli anziani (intesi oltre i 65 anni) vaccinati, ovvero le persone maggiormente a rischio di complicazioni in caso di contagio, a fronte di un obiettivo europeo del 75% che, di fatto, solo i Paesi Bassi si sono dimostrati in grado di raggiungere, seguiti, a poca distanza dal Regno Unito, con il 74%. E' quanto emerge da una relazione della Commissione europea sull'andamento della Raccomandazione del Consiglio sulla vaccinazione contro l'influenza stagionale emanata nel 2009 e mirata all'implementazione, attraverso politiche nazionali e locali, della copertura immunologica per le fasce a rischio. Dai risultati dell'indagine, basata su un'analisi dell'ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control)e relativa all'anno 2011-2012, emerge che l'Italia, pur attestandosi 12 punti sotto l'obiettivo raccomandato, sta comunque meglio di molti altri. Nonostante la terapia immunologica rappresenti uno strumento utile ed efficace, anche dal punto di vista del risparmio economico rispetto alle conseguenze di un contagio, le percentuali di copertura tra i 23 Paesi facenti parte dell'Unione oscillano dall'1,7% al 64,1%, e solo 12 si assestano sopra il 40% della popolazione anziana raggiunta. E non va meglio per altre categorie a rischio. Per pazienti con malattie croniche è addirittura difficile reperire i dati, solo cinque Paesi li rendono noti e, tra questi, la media della copertura è tra il 31 e il 73,6%. Poche anche le misurazioni per gli operatori sanitari, ne sono pervenute solo per sei Nazioni e il risultato è compreso tra il 6,4% e il 54,4%. L'implementazione della vaccinazione, complice la crisi, non è dunque una priorità per il vecchio continente, ma altri fattori, secondo la relazione della Commissione europea, contribuiscono alle resistenze nella popolazione: bassa percezione del rischio, paura di effetti collaterali, poca fiducia e informazione insufficiente. 

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