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'Spegnere' proteina puo' salvare da ictus

18 settembre, 19:27
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MILANO – Se si 'spegne' una particolare proteina del sangue è possibile ridurre fortemente il danno cerebrale causato dall'ictus, permettendo così di allungare fino a 24 ore il tempo utile per salvare il paziente, contro le 4-5 attualmente disponibili. La scoperta, compiuta al momento su animali, è frutto di una collaborazione internazionale tra esperti coordinata da Maria Grazia De Simoni dell'Istituto Mario Negri di Milano, ed è appena stata pubblicata sulla rivista scientifica Circulation.

"Si possono identificare due aspetti importanti nel nostro studio. Innanzitutto – spiega De Simoni - svela un meccanismo completamente nuovo responsabile del danno cerebrale indotto da ictus, molto precoce e caratterizzato dalla deposizione della proteina Mbl sui microvasi cerebrali ischemici. In secondo luogo dimostra che bloccare la proteina Mbl con diverse strategie farmacologiche consente di ridurre il danno cerebrale con una finestra terapeutica d’intervento di 18-24 ore".

Utilizzando modelli animali di ischemia cerebrale i ricercatori hanno ottenuto "una forte riduzione del danno ischemico sia mediante la somministrazione di un anticorpo che blocca Mbl, sia mediante la somministrazione di una nuova molecola". Nonostante i recenti progressi nella gestione dei pazienti ischemici, come la sempre più precoce diagnosi, le terapie di trombolisi, la creazione di Stroke Unit e la riabilitazione, "l'ictus continua ad avere una prognosi estremamente sfavorevole – sottolineano gli esperti - rappresentando una delle principali cause di morte e la prima causa di disabilità grave nei paesi industrializzati. L'unica terapia disponibile è il farmaco tPA: purtroppo però meno del 5-7% dei pazienti può essere sottoposto a questo trattamento, a causa dei possibili gravi effetti collaterali e perché non può essere somministrato oltre le 4-5 ore dall'evento ischemico".

"Per questi motivi – conclude De Simoni – è necessario identificare nuove terapie efficaci contro l’ictus che abbiano una finestra terapeutica più ampia, con lo scopo di aumentare la percentuale di pazienti che possa beneficiarne. La scoperta che inibire Mbl in maniera specifica conferisce protezione anche quando si interviene molte ore dopo l’evento ischemico consentirà di sviluppare una nuova e promettente terapia per i pazienti colpiti da ictus".

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