COMUNICATO STAMPA - Responsabilità editoriale LBI

Come gli insegnanti rintracciano i compiti copiati da Internet

Quale studente non è stato tentato almeno una volta di copiare alcune righe da un'opera di consultazione, solo per risparmiare un po' di tempo? Ma ora, con lo sviluppo di Internet, il plagio ha assunto una dimensione completamente nuova. Mentre fino al suo avvento era necessario almeno prendersi il tempo per cercare e copiare la fonte, sfogliando un’enciclopedia, riassumendone i contenuti, ora basta un semplice copia e incolla. 

Questo accade sia quando si tratta di una tesi che nel caso di una piccola presentazione, e così, di fronte all'ascesa di questo fenomeno, i professori hanno iniziato a reagire. Con un'arma letale: gli strumenti antiplagio. Questo servizio consente ai docenti di evidenziare le somiglianze tra un compito presentato da uno studente e tutte le fonti disponibili su Internet.

Tali software funzionano come un meta-motore che seguirà in un certo senso lo stesso percorso di uno studente nella fase di documentazione. L'obiettivo è porre fine alla cultura del copia e incolla: l'apprendimento non è questo. L'obiettivo della ricerca delle fonti e della produzione di contenuti è quella di sviluppare analisi personali e lavori di sintesi che mettano in relazione i testi da cui si è attinto con l’implementazione di esperienze singolari redatte secondo il proprio background e stimolazione del pensiero laterale. 

E siffatti strumenti aiutano a guidare gli insegnanti nella giusta direzione, nella scoperta e rilevazione di questi contenuti più o meno liberamente ispirati da altri precedentemente redatti. A seconda delle dimensioni del documento Word, PowerPoint o PDF, la sua analisi richiede alcuni minuti. Il verdetto appare quindi come una percentuale complessiva che stima il tasso di plagio. Ma questa non è affatto una correzione automatica. L'analisi si limita a far emergere le somiglianze. Dunque la domanda rimane la medesima: quale tolleranza accettare e da che grado c'è il plagio?

Non esiste una percentuale critica. I software evidenziano ciò che considerano plagio, in linea di massima fino al 94%, ma è l'insegnante che mantiene il controllo. Può ritenere che questo o quel paragrafo non sia un plagio in senso stretto. Questo infatti può dipendere ovviamente dall'argomento: nelle materie giuridiche, gli studenti devono necessariamente citare articoli del codice. Quindi tutto dipende dal lavoro richiesto. Spetta all'insegnante stabilire il tasso di plagio che ritiene accettabile. Si può avere il caso in cui vi è l'80% di plagio, ma dove il lavoro è consistito proprio nella compilazione dei migliori riferimenti in materia. Quindi il tasso complessivo di plagio non significa nulla. 

Gli insegnanti concordano, tuttavia, che al di sotto di un tasso di somiglianza del 10%, il lavoro può essere considerato personale. È ovvio che scrivere che "il deprezzamento del dollaro rafforza la politica dei prezzi" non può essere considerato un plagio. È necessario distinguere dieci parole consecutive e il momento in cui diventa una ricopia dell'intero paragrafo. Questa tolleranza del 10% copre il diritto di citazione – che di fatto risulta tutelato - e somiglianze accidentali. 

Coloro i quali utilizzano questi sistemi di antiplagio online non intendono quindi privare gli studenti del diritto di citazione. Le citazioni non sono riprovevoli di per sé, ma gli studenti devono rispettare le regole e, quando usano le citazioni, devono essere esplicitamente identificate come tali. È una questione di metodo di lavoro. E qualunque sia l'università o l'istituzione, le regole di citazione sono universali: mettere il ​​testo tra virgolette e aggiungere una nota a margine indicando la fonte.

Prima dell’avvento di questi software, gli insegnanti generalmente si affidavano a Google: poche parole digitate nel motore di ricerca permettevano di trovare la fonte. Il software ora rendono il controllo incrociato più semplice, veloce e sistematico.

Video ANSA




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