COMUNICATO STAMPA - Responsabilità editoriale Iside web sas

Sensori Rockwell Automation distribuiti da Technology Bsa, le aziende dietro l’automazione

Una panoramica su vari tipi di sensori che ci troviamo davanti nella vita di tutti i giorni e con i quali la Rockwell Automation ci permette di raccogliere dati

Sensori

Quando parliamo di automazione industriale, è facile finir subito a pensare a robot e a complesse linee di assemblaggio, dimenticando spesso che ci sono alcuni dispositivi senza i quali tutto questo non sarebbe possibile. 
Sono piuttosto piccoli ma fondamentali e sono utilizzati per le più svariate funzioni, anche al di fuori delle aziende. 
Si tratta di quei componenti che sono in grado di leggere un’informazione in ingresso e trasformarla in un segnale che ci permetta di usufruirne. 
Quando ci misuriamo la febbre ne attiviamo uno, quando chiamiamo con il cellulare un altro, adesso andremo a vedere nel dettaglio quali sensori sono offerti dalla Rockwell Automation, distribuiti dalla Technology Bsa, e le loro caratteristiche.

In particolare scenderemo nel dettaglio di queste 3 categorie:
-    Sensori di prossimità,
-    Sensori di condizione
-    Sensori fotoelettrici

Sensori di prossimità 
La prima categoria che andiamo ad analizzare sono i sensori di prossimità. Probabilmente non è un termine nuovo, lo avrai già sentito perché ne esiste per esempio uno in ognuno dei nostri smartphone.
Per farla molto breve è quel dispositivo che quando avviciniamo il telefono al nostro orecchio mentre chiamiamo, lo percepisce, disattivando il touch screen a spegnendo lo schermo per risparmiare batteria.
Si tratta in sostanza di un dispositivo che emette delle onde con le quali è in grado di rilevare un ostacolo molto vicino senza doverlo toccare, perché viene commutato in sì, ovvero presenza pezzo, quando queste onde ritornano.
Sono strumenti molto affidabili, ma non molto complessi, nel senso che leggono soltanto la presenza o meno di qualcosa davanti a loro, senza fornire ulteriori informazioni.


Tra questi la Rockwell Automation ne presenta 3 diversi tipi:
-    Sensori di prossimità induttivi
-    Sensori di prossimità capacitivi
-    Sensori di prossimità ad ultrasuoni

Sensori di prossimità induttivi
Possono essere utilizzati per rilevare soltanto componenti in materiale ferromagnetico e funzionano bene per brevi distanze.
Dall’altra parte però sono in grado di commutare il loro stato a frequenze molto alte e quindi possono essere utili per rilevare oggetti in rapido movimento.

Sensori di prossimità capacitivi
Funzionano in modo simile ai colleghi induttivi, ma il loro range di funzionamento si allarga a tutti i componenti di materiale conduttivo, non necessariamente ferromagnetici.
Possono inoltre funzionare su particolari che passano più distanti da loro, ma non sono così veloci come i primi perché funzionando sulla struttura di un condensatore, hanno una frequenza di commutazione più bassa.

Sensori di prossimità ad ultrasuoni
I migliori in termine di efficienza, ma allo stesso tempo i più cari. Se nella descrizione di come funziona un sensore di prossimità ti è venuto in mente un sonar, beh questa è la categoria che più gli si avvicina. 
Infatti emettono un vero e proprio fascio di impulsi e ne rilevano l’eco di ritorno. 
Tra i vantaggi ci sono il rilevare qualunque tipo di oggetto, senza necessità che sia un conduttore, quindi anche liquido, a distanze che sono piuttosto notevoli, qualche metro. 
Per tornare a qualcosa di più pratico ti basti pensare che questi sono i dispositivi utilizzati per i sensori di retromarcia dell’automobile. 

Sensori di condizione 
Ci sono poi dispositivi che vanno oltre il mero riconoscimento se un pezzo è presente o meno davanti a lui, ma rilevano dei dati variabili e segnalano quando è il momento di intervenire sulla macchina: sono i sensori di condizione, in grado di aiutare gli operatori nella gestione delle linee.
La Rockwell Automation ne ha a diposizione per i seguenti rilevamenti:
-    Pressione
-    Temperatura
-    Portata

Sensori di pressione
In questi congegni industriali, il dato è rilevato direttamente dal dispositivo che al suo interno ha un soffietto, la cui dimensione varia a seconda degli input. Ad esso sono collegate delle lamine che quando la pressione rilevata raggiunge una certa soglia e il soffietto una certa grandezza, fanno contatto con altre e segnalano all’operatore che la pressione richiesta è raggiunta.

Sensori di temperatura

Di questi sensori ne vediamo ogni giorno in questo difficile periodo, come quello in foto.

Sensore di temperatura a infrarossi

Sensore di temperatura a infrarossi

 

In questo caso è possibile ricondursi all’idea che tutti abbiamo di un termometro, ma anche il termostato che abbiamo in casa funziona analogamente.

Alla base di un rilevatore di temperatura c’è la definizione stessa di questa grandezza fisica, ovvero il risultato del movimento delle particelle che compongono un materiale. 
Va di conseguenza che occorre un elemento che abbia una sensibilità al calore adatta a farci percepire il cambio di temperatura al quale siamo interessati, proprio come era fatto fino a poco tempo fa con il mercurio nei termometri.
Tornando all’area industriale, nel momento che il materiale termosensibile avrà raggiunto la temperatura richiesta ecco che si chiuderà un contatto e verrà emesso il segnale.

Sensori di portata
Vengono detti anche flussostati e sono utilizzati per gestire la variazione di un valore di flusso. 
Tornando all’esempio del riscaldamento in casa, il flussostato è posizionato vicino al termosifone ed è in grado di segnalare l’eventuale mal funzionamento del sistema di circolazione dell’acqua, nel caso per esempio non venga più rilevata acqua nei tubi.
Questo può essere riscontrato grazie al sistema di leverismi all’interno, gestibile da fuori con le manopole che tutti conosciamo.  

Sensori fotoelettrici 
Sono costituiti da due unità, una chiamata sorgente e un ricevitore, che alcune volte sono racchiuse nello stesso elemento. Si tratta di dispositivi, chiamati anche fotocellule, che permettono di misurare distanze e verificare la presenza di un pezzo.
Il particolare emettitore può essere a led o a luce infrarossa. Il primo è più economico, ma può essere di difficile gestione in ambienti dove la luce dell’ambiente cambia a seconda del momento del giorno, mentre il secondo è meno influenzato dalle variazioni di luce o del colore dell’oggetto da rilevare.
Per quanto riguarda invece il particolare che riceve, esso può trovarsi esattamente in fronte all’emettitore o appaiato ad esso. Nel secondo caso si utilizza un catarifrangente sul lato opposto, in modo che la luce possa tornare indietro al ricevitore ed essere letta.
La domanda che può sorgere è quanto siano precisi questi strumenti che si basano su un fascio di luce o su un catarifrangente. Ecco in effetti i sensori generici non solo non sono cosi precisi come si vorrebbe, ma anche alcune volte sono troppo ingombranti.
Per questo la Rockwell Automation ne ha sviluppati alcuni con caratteristiche peculiari per applicazioni più specifiche.
Per esempio ci sono i sensori a fibra ottica, costituiti da tubi leggeri che possono essere posizionati sulla macchina dove non ci sarebbe spazio per un normale sensore. Inoltre sono più precisi perché il fascio emesso è più contenuto e gestibile con un amplificatore dedicato da remoto.

La quantità di questi dispositivi in ambito civile e aziendale è davvero enorme, ma credo che a questo punto tu abbia una visione più ampia di quello che è il mondo di questi dispositivi e, nel caso, possa decidere di approfondire.   

Approfondimenti

Rockwell Automation
Dove trovare questi prodotti: Technology Bsa distrbutore Rockwell Automation

Comunicato stampa a cura di Iside WebBill eCommerce

 

Video ANSA




Modifica consenso Cookie