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Affrontare l’isolamento con la d.ssa Luisa Merati: la tecnologia incontra la psicoterapia a Milano

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COMUNICATO STAMPA - Responsabilità editoriale SEO Cube S.r.l.

Dai primi marzo, Il Covid 19 ha imposto al governo italiano misure restrittive, imposte ai Cittadini su tutto il territorio nazionale, che limitano gli spostamenti delle persone e li obbligano, fatta eccezione per pochissimi validi motivi, a restare a casa e a non avvicinarsi a persone estranee al proprio nucleo familiare stretto.
Queste misure limitano la libertà di movimento e di aggregazione tra le persone per prevenire e limitare al minimo la diffusione di un nuovo e sconosciuto nemico di origine virale, il Covid-19, che proviene da animali selvatici (alcune specie di pangolini e prima ancora il pipistrello) e che ha velocemente infettato l’uomo, dove ha trovato scarse difese alla sua diffusione e propagazione e un habitat idoneo alla sua crescita e moltiplicazione.
A parte la gravissima minaccia alla nostra salute fisica e alla nostra libertà individuale, quali altri effetti sta avendo questo virus sulla nostra vita e sulle nostre abitudini?
Gli scienziati stanno già discutendo e facendo scenari sugli impatti psicologici di questa nuova forma di semi-isolamento sulle popolazioni colpite dal coronavirus.

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza sull’impatto psico-fisico da isolamento, che oltre all’Italia e alla Cina, ormai sta coinvolgendo diversi Paesi europei, come la Spagna.

Impariamo dal passato…

Il 26 febbraio scorso, The Lancet ha reso noto uno studio dedicato agli impatti psicologici della quarantena da coronavirus e ha fornito alcuni consigli.

Gli scienziati non hanno condotto un vero e proprio esperimento, ma hanno analizzato precedenti ricerche omogenee per tematica in materia di quarantena per trarre delle conclusioni applicabili alla pandemia da Covid-19.

I ricercatori hanno analizzato, nella loro review, 3.166 pubblicazioni scientifiche e oltre 20 studi, condotti in dieci Paesi diversi dedicati alle misure di quarantena messe in campo dal 2003 in poi per contrastare la diffusione di malattie come la Sars, l’Ebola o l’influenza pandemica H1N1.

… per guardare al presente

Secondo i ricercatori su The Lancet, questi studi ci aiutano a trarre alcune conclusioni utili per prevedere e ridurre l’impatto psicologico della quarantena forzata sulle persone.

Durante i giorni di quarantena, "gli studi riportano in generale sintomi psicologici come disturbi emotivi, depressione, stress, disturbi dell’umore, irritabilità, insonnia e segnali di stress post-traumatico", dove i soggetti più colpiti sono i medici e gli staff ospedalieri, così come i soggetti di più giovane età.

Un possibile rischio potrebbe inoltre riguardare molti operatori sanitari, oggi in prima linea per fronteggiare il Covid 19: tra loro potrebbero emergere molti casi di burnout ovvero di crollo psicofisico conseguente a un lungo periodo di lavoro sotto forte stress.

Psicoterapia e tecnologia, alleati per uscire dall’isolamento.

Come medico e psicoterapeuta, specializzata nelle malattie psicosomatiche, questo aspetto psicologico è per me di fondamentale interesse poiché l’impatto psico-fisico da isolamento si ripercuote sulla attività di psicoterapeuta sia sulla pratica professionale, che naturalmente sui pazienti.

Prima dell’inizio della quarantena consideravo l’uso della tecnologia (videoconferenze attraverso l’uso del PC) come un intralcio e una barriera nel rapporto terapeuta/paziente, perché non permettevano a me e ai miei pazienti di vivere la seduta di psicoterapia in modo naturale; usavo Skype e WhatsApp in casi di estrema necessità (nella normalità della vita quotidiana pre-Covid): per esempio, nel caso di un paziente risiedente in Africa che aveva bisogno del mio supporto ma poteva utilizzarlo solo “in remoto”: la mia perplessità confermata allora dalle frequenti interruzioni nel collegamento…

Durante questa quarantena ho invece completamente cambiato opinione, sperimentando anche una migliore qualità del collegamento via web e l’assistenza di App e piattaforme di video conferenza più stabili.

Ma non è cambiata solo la tecnologia, è cambiata anche la mentalità dei pazienti. Ho constatato che è possibile mantenere empatia reciproca con il paziente e alcune persone anzi si sentono più protette nel loro ambiente domestico e “l’intercapedine” del mezzo le rende più libere nell’esprimersi, un po’ come succede con la grata nel confessionale.

Covid 19 e i sintomi psicosomatici più frequenti.

Per quanto riguarda i disturbi che riscontro nei miei pazienti attuali, si rivolgono a me presentandosi con sintomi d’ansia quali tachicardia, affanno, insonnia, irrequietezza, a volte, anche attacchi di panico, disturbi dovuti a situazioni personali, aggravate dalla paura della malattia e della morte: per alleviare il loro peso psicologico, trovo molto efficace nella prima seduta l’ascolto della narrazione della persona che si rivolge a me, accolgo e spiego quello che sta succedendo anche dando notizie realistiche e fondate sulla situazione che stiamo attraversando. Cerco di rassicurarli e dare loro un po’ di serenità.

Ipnosi e mindfulness come terapie di supporto.

E’ molto efficace insegnare, nella stessa seduta e nelle seguenti, tecniche di autoaiuto come l’autoipnosi e le pratiche di mindfulness che vanno ogni volta adattate alla singola persona e possono aiutare a prevenire e curare la depressione, lo stress e gli altri disturbi che possono insorgere con l’isolamento.

Per i pazienti storici, ovvero le persone che stanno già seguendo un percorso di terapia con me da un po’ di tempo, riscontro con frequenza gli stessi disturbi d’ansia e allora inserisco nel percorso queste tecniche (autoipnosi e mindfullness), adattandole alla loro situazione.

Spesso succede che una persona si trovi costretta a rimanere in un ambiente dove pensava di soggiornare invece temporaneamente: l’ambiente vissuto come ostile peggiora sintomi preesistenti come ad esempio l’anoressia, la bulimia, la sindrome da colon irritabile: il mio obiettivo in questi casi è quello di insegnare a “tollerare” la situazione sempre attraverso tecniche immaginative, pratiche di mindfulness.

Molto utile ed efficace immergersi in uno stato di autoipnosi e immaginare di trovarsi in un posto sicuro e gradito dove ci si può rifugiare in qualsiasi momento come in un fortino; immaginare anche di trovarsi in un forte assediato dai nemici (fantasia di un bambino):

è importante però suggerire di immaginare il giorno in cui tutti saranno liberati e contenti di ritrovarsi!!!

Essenziale proiettarsi in un futuro con il risultato desiderato

Spesso si manifesta un peggioramento del binge eating, cioè delle abbuffate compulsive per riempire un vuoto di relazione e per vincere la noia. In questo caso è molto utile insegnare il mindful-eating cioè l’alimentazione consapevole per cui si impara a mangiare lentamente usando tutti i sensi: vedere il cibo come si presenta, sentendo il profumo, assaporando, gustando ogni boccone tenendolo a lungo in bocca, masticando (se necessario) il più possibile e decidendo consapevolmente di inghiottirlo.

Le pratiche di mindfulness sono sempre molto utili in quanto insegnano ad avere pazienza e a tollerare situazioni nuove, difficili e sfidanti, come quella attuale, durante la quale si può avere un peggioramento anche dei sintomi di fibromialgia.

La pratica di mindfulness insegna a tollerare i disturbi invece di lottare contro di essi e si sperimenta che in questo modo i dolori si attenuano e sono gestibili.

L’isolamento può peggiorare i disturbi psicosomaticI: la meditazione mindfulness aiuta anche attraverso visualizzazioni guidate a sentirsi parte di un tutto, di una comunità che mantiene le regole di quarantena al fine di un bene comune.

Per uscire da questa emergenza più forti e più consapevoli.

Contenuto curato dalla Dott.ssa Luisa Merati
Psicoterapeuta di Milano

Medico psicoterapeuta 
Direttivo SIMP Società Italiana Medicina Psicosomatica 
Direttore scientifico Simonton - Cancer Center Italia

  • SEO Cube S.r.l.
  • 02 aprile 2020
  • 17:35

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