Press Release

COMUNICATO STAMPA - Responsabilità editoriale PRIMA PAGINA ITALIA

Avv. Luciano Faraon: “Il Governo riapra i termini per la conversione della lira in euro”

“La conversione lire-euro è un diritto del cittadino Italo-europeo, non una spesa per lo Stato che anzi potrebbe anche imporre una tassa e trarre benefici anche per le lire che sono all’estero, così come avviene in altri paesi europei come la Germania”. Ad affermarlo è l’avvocato Luciano Faraon –Patrocinante in Cassazione- che da anni si occupa del caso.

PRIMA PAGINA ITALIA

È ancora possibile cambiare le lire in euro?

 

È possibile solo se il richiedente dimostri di aver presentato la richiesta di cambio tra il 6 dicembre 2011 e il 28 febbraio 2012 e se tale richiesta non è stata presentata, in base all'attuale normativa non è possibile effettuare il cambio delle lire.

Ma la questione diventa ancora più complessa dinanzi al fatto che la Banca d'Italia pur avendo versato al bilancio dello Stato il controvalore delle banconote in lire ancora in circolazione (complessivamente circa 1,2 mld di euro)  non può - con tale normativa- convertire le lire in euro fino a che il MEF non avrà restituito alla Banca d’Italia tale somma.

E così il tasso di interessi del Governo verso la Banca d’Italia aumenta, ed il Governo invece di fare come  altri paesi europei – Germania in testa - non riapre i termini.

Ad occuparsi da anni della vicenda per conto di un’ associazione di italiani all’estero,  lo studio legale Faraon con sedi a Venezia e Roma:

“Mi trovo  di fronte ad una situazione di assoluta abnormità rispetto a quanto scrive il Ministero dell’Economia,  - afferma Luciano Faraon, avvocato Patrocinante in Cassazione-abbiamo la possibilità di recuperare  per  migliorare la situazione economica dell’Italia una somma determinante (che secondo alcuni funzionari della Banca d’Italia si aggira sui 57 miliardi di euro), e non ci viene spiegato perché  non si può fare?

Domanda che continuiamo a porre al Governo inconsiderazione del fatto che l’unica illogicità che c’è in questo momento è  che altri stati continuano a cambiare le vecchie monete, e noi qui andiamo a sprecare miliardi che sono importanti per far girare l’economia.

I miei clienti in Canada hanno creato un associazione per recuperare tutte le lire sparse nelle Americhe e dinanzi le nostre istanze legali ci viene risposto che la Banca d’Italia  non può convertire più le lire perché questa legislazione ha bloccato la conversione.  E così abbiamo  al momento  il giudice del provvedimento cautelare che dice si la banca d’Italia deve convertire le monete (e aggiunge che il Ministero dell’Economia  deve pagare), mentre il giudice che fa  la causa del merito sull’ordinanza dice no perché  questa possibilità è prescritta.  Ma come si fa  - ci domandiamo tutti- a far prescrivere un valore che è immissione di carta moneta in contrasto con il trattato di Maastricht ( che non pone nessun  limite alla conversione). Non si riesce a capire per quali giochi e favori hanno messo un termine che non doveva essere posto. Ecco perché abbiamo una causa in corso il prossimo 30 giugno in appello alla sentenza contraria alla riapertura dei termini”

 

Per comprendere meglio quanto afferma l’avvocato Faraon occorre quindi spiegare il quadro giuridico che ha portato a tutto questo:

 

 28 febbraio 2002 le banconote e le monete in lire hanno cessato di avere corso legale. Il termine ultimo per la conversione delle banconote in lire non prescritte era fissato al 28 febbraio 2012 (Legge n. 96/1997, art. 3, comma 1).

-Il 6 dicembre 2011 il legislatore ha anticipato la prescrizione delle lire dal 28 febbraio 2012 al 6 dicembre 2011, con decorrenza immediata (decreto-legge n. 201/2011, articolo 26, recante "Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici").

-Il 7 ottobre 2015 la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale della norma, nella parte in cui disponeva l'anticipazione della prescrizione delle lire rispetto al termine originario (Sentenza n. 216/2015 pubblicata sulla G. U. 11/11/2015).

-Il 21 gennaio 2016 il Ministero dell'Economia e delle Finanze, nel dare esecuzione alla sentenza della Corte Costituzionale e al fine di garantire certezza e trasparenza alle operazioni di conversione, ha previsto l'onere, a carico del soggetto che richiede la conversione, di dimostrare di aver presentato la richiesta di cambio delle lire tra il 6 dicembre 2011 e il 28 febbraio 2012, specificandone l'importo.

-Il 22 gennaio 2016 le Filiali della Banca d'Italia aperte al pubblico hanno iniziato a effettuare le operazioni di cambio delle lire nel rispetto delle istruzioni impartite dal MEF.

-Le operazioni di cambio eseguite nel periodo 22 gennaio 2016 - 31 maggio 2021 sono state 263, per un importo complessivo di 2.661.596,96 euro.

Per quanto riguarda gli altri Paesi che hanno adottato l'euro, ciascuno ha deciso se fissare o meno una scadenza per la conversione in euro delle valute precedentemente utilizzate. Le scadenze adottate dai diversi Paesi sono riportate sul sito internet della Banca centrale Europea e dimostrano che sono tanti i paesi in cui è ancora possibile convertire la moneta in euro.

A tutto questo va aggiunta la corrispondenza tra il Governatore della Banca d’ Italia Ignazio Visco e l’allora Ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo   Padoan,  in cui si ipotizza una riapertura dei termini. 

Successivamente anche  l’onorevole Laura Castelli  nel 2016 chiedeva al Governo Renzi di impegnarsi a porre in essere tutte le iniziative necessarie per estendere anche a coloro che non avessero effettuato la richiesta di conversione Lire-Euro tra il 2011 e 2012, la possibilità di convertire la moneta, richiesta che adesso che ricopre il ruolo di Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, non si capisce come mai non venga più sottoposta al Governo.

“Perché dunque - si domanda l’avvocato Faraon - andiamo ad elemosinare un prestito all’ Europa, quando in applicazione delle norme  potremo recuperare tutto questo patrimonio?

Dubbio che evidenzio nelle note di udienza  del 30 giugno 2021, dove riconfermo la richiesta di ammissione della sentenza della Corte dei Conti al fine di andare a verificare il danno all’economia e ai singoli cittadini in violazione delle norme europee oltre che andare per separata istanza alla Commissione Europea sulla equivalenza delle normative. Perché i tedeschi si e noi no? Che  differenza c’è tra cittadino europeo e cittadino tedesco?

Infine aggiungo che oltre i miei clienti in America sono stato anche contatto da persone in Africa per poter convertire la  quantità di lire che sono anche bloccate lì”.

Il diritto dunque  esiste ed  è un diritto del cittadino europeo al momento negato agli italiani.  È necessario quindi far luce sulla vicenda e  magari anche sapere che fine ha fatto il patrimonio in lire di Gheddafi in Libia, che convertito in euro toccherebbe anche all’Italia e i 5 mila miliardi depositati dagli italiani nel Canton Ticino. INFO

COMUNICATO STAMPA - Responsabilità editoriale PRIMA PAGINA ITALIA

Modifica consenso Cookie