• Studio Legale Parenti di Roma: «Diritto all’oblio: rimuovere contenuti lesivi dal web si può»
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Studio Legale Parenti di Roma: «Diritto all’oblio: rimuovere contenuti lesivi dal web si può»

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Per diritto all’oblio si intende il diritto dell’individuo a ottenere la cancellazione dal web di notizie, dati personali o informazioni tali da poter ledere il proprio onore o la propria reputazione nonostante non vi siano particolari motivazioni per diffondere ancora tali dati. Ne parliamo con l’avvocato Luigi Parenti dell’omonimo studio legale di Roma, che svolge attività di assistenza legale in tutte le branche del diritto, dal civile al penale, dall’amministrativo al tributario.

«Il classico caso rientrante nel diritto all’oblio – spiega l’Avv. Parenti - è quello del soggetto che, a seguito di una condanna penale, dopo molti anni si vede ancora pubblicati su Internet articoli riguardanti tale vicenda. Il diritto all’oblio ha avuto un rapido sviluppo a seguito della sentenza “Google Spain” del 2014, con la quale la Corte di Giustizia dell’Unione europea qualificò i motori di ricerca come responsabili del trattamento dei dati personali degli utenti di Internet, di fatto obbligandoli, in presenza di determinate condizioni, a rimuovere i risultati e i collegamenti a pagine web pubblicate da terzi e contenenti informazioni relative a tali utenti. Ci si riferisce a dati personali non più necessari alle finalità per cui sono stati raccolti, alla revoca del consenso al trattamento da parte dell’interessato, all’opposizione dell’interessato al trattamento e all’elaborazione di dati personali che siano stati trattati illecitamente».

Far valere il diritto all’oblio non solo è possibile, ma è regolarmente normato e richiede una procedura ben precisa: «Il primo passo è contattare il webmaster del sito ove sono contenuti i dati e diffidarlo alla rimozione. Si tratta della tutela più efficace in quanto il problema sarebbe risolto alla radice. Nel caso in cui il webmaster non voglia acconsentire alla rimozione dei dati ci si può rivolgere a Google e richiedere la deindicizzazione dei siti contenenti i dati».

E nell’ipotesi in cui anche Google non dovesse risolvere il problema?

«Ci si può rivolgere al Garante per la Protezione dei Dati Personali per chiedere l’emissione di un provvedimento nei confronti del responsabile del trattamento affinché provveda alla rimozione dei contenuti. Qualora il responsabile del trattamento dei dati personali non dovesse rimuovere le informazioni incriminate, il Garante, nel giro di pochi mesi, emetterà un provvedimento con cui lo obbliga alla rimozione. In caso di provvedimento negativo esso può essere impugnato con ricorso giurisdizionale. È infine possibile rivolgersi direttamente all’Autorità giudiziaria per chiedere al responsabile del trattamento dei dati personali la rimozione dei siti presuntivamente lesivi, tuttavia tale tutela giurisdizionale richiede dei tempi più lunghi. Nel complesso quindi il GDPR fornisce alle persone varie possibilità, anche non giurisdizionali, per difendere il proprio diritto all’oblio».

 

www.studiolegaleparenti.com

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