COMUNICATO STAMPA - Responsabilità editoriale SEO Cube S.r.l.

La crisi da COVID nel settore dei veicoli storici

Con la crisi globale innescata dal COVID sono tornati d'attualità i cosiddetti beni rifugio, ossia quei beni che hanno un valore intrinseco e che quindi non risentono, se non in misura marginale, della carenza di domanda che colpisce inevitabilmente tutti gli altri beni in tempi di crisi.

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Da oltre una decina d'anni le auto d'epoca si sono aggiunte ai beni rifugio tradizionali quali oro, diamanti, e oggetti d'arte. Secondo una ricerca di Coutts Index "Le auto d’epoca sono al primo posto assoluto per quanto riguarda gli oggetti con la più alta performance di rendimento dal 2005 a oggi", e le stesse conclusioni sono certificate da Knight Frank, società americana che si occupa di investimenti: nel suo Luxury Investment Index, le auto classiche sono l'investimento più redditizio che si potesse fare negli ultimi dieci anni. D'altra parte basta leggere i prezzi cui alcune vetture sono state battute all'asta nel 2020, di cui riportiamo di seguito solo alcuni esempi, per rendersi conto del fenomeno:

1995 Ferrari F50 – £2,468,949/$3,222,500
1907 Renault Type AI 35/45hp Vanderbilt racer – £2,581,816/$3,332,500
1968 Ford Mustang GT ‘Bullitt’ – £2,859,880/$3,740,000
1971 Lamborghini Miura P400 SV Speciale – £3,207,000/$4,265,310
1934 Bugatti Type 59 Sport – £9,535,000/$12,681,550.

Alla lista aggiungiamo, per gli amanti del settore ed in particolare del marchio Alfa Romeo, la vendita a New York di fine ottobre 2020 da parte di RM Sotheby's delle tre vetture Alfa Romeo B.A.T. per un totale di $14.840.000.

Questi eccellenti risultati non devono però far pensare che il settore delle auto d'epoca sia passato indenne dalla crisi, tutt'altro. Le stesse case d'asta, pur registrando a fine anno buoni risultati, hanno pagato comunque un calo consistente nel fatturato nei mesi tra gennaio e marzo, poi grazie anche al potenziamento delle aste online hanno potuto recuperare. Ma allargando lo sguardo su tutto il resto del comparto, la situazione risulta ben più critica: dai commercianti, agli organizzatori di eventi, dagli enti fieristici alle riviste specializzate, tutti hanno subito perdite più o meno consistenti.

Le fiere e le mostre scambio sono state praticamente cancellate; tour e raduni di auto e moto storiche, quando consentiti, hanno subito comunque grosse limitazioni nel numero dei partecipanti; i rivenditori specializzati, sia di veicoli che di pezzi di ricambio e accessori, pur potenziando le loro attività online hanno visto ridurre il numero delle transazioni. Discorso lievemente diverso per le riviste del del settore: se i periodici cartacei a livello nazionale hanno registrato un calo delle vendite attorno al 20%, cui va aggiunto il calo degli introiti pubblicitari che si attesta intorno al 30% e oltre rispetto all'anno precedente, le riviste dedicate ai veicoli storici come epocAuto hanno "tenuto" sia per quel che riguarda il numero degli abbonamenti (sostanzialmente costante) sia sotto l'aspetto delle vendite in edicola (in calo ma "solo" del 5%); inevitabile la sofferenza per quel che riguarda gli introiti pubblicitari, questi sì in linea con il dato nazionale.

Non ci si faccia dunque trarre in inganno dall'etichetta "Bene Rifugio": le performance di poche decine di auto "mitiche" che anche in tempi di pandemia vengono vendute per svariati milioni di dollari sono senz'altro incluse nel pur sempre affascinante mondo delle auto d'epoca, ma non sono rappresentative del suo stato di salute, che invece va ricercato nelle migliaia di aziende del settore che, nella stragrande maggioranza dei casi, stanno cercando di superare indenni una situazione che è induscutibilmente critica.

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