COMUNICATO STAMPA - Responsabilità editoriale CONFSAL

RSA, L’ABBANDONO DEGLI ULTIMI ED UN SISTEMA DA RIFONDARE

La prima fase dell’emergenza ha colto di sorpresa il sistema delle Residenze Sanitarie Assistenziali, con un bilancio pesantissimo sul numero di contagiati e, purtroppo, di personale e pazienti deceduti. Ma quella che sembrava una tragedia inevitabile sta assumendo, tuttavia, le forme di una scelta cinica e dolorosa. 

Ad oggi, il personale delle RSA è dimezzato, alcune strutture abbandonate a sé stesse, quasi nessuna è posta nelle condizioni di poter gestire anche i pazienti affetti da Covid. Ma la questione, di non facile soluzione, sembra interessare nessuno. 

L’incredibile abnegazione dei lavoratori sta evitando le tragedie vissute nella prima ondata. Ma fino a quando riusciranno a lavorare in queste condizioni? 

Mancano spazi adeguati a separare gli ospiti positivi da quelli negativi; mancano stanze per la vestizione e svestizione; manca il tempo materiale per seguire alla lettera i rigorosi protocolli di prevenzione. E, soprattutto, mancano gli infermieri e gli operatori. Manca disperatamente quel personale emigrato, in massa, nelle strutture pubbliche. 

Il grido d’allarme viene da più parti. Non solo dal personale in trincea, ma anche dai tanti gestori che con professionalità ed onestà forniscono servizi di eccellenza agli utenti più fragili. 

E sono proprio loro, gli anziani, le vittime indifese: privati delle carezze dei propri cari, da mesi in preda a sofferenza e angoscia. Abbiamo tutti l’obbligo di tutelare quella classe di ferro che, con grossi sacrifici, ha contribuito a costruire il nostro benessere e a trasmettere i valori fondanti della nostra società. 

La Confsal e la federazione di categoria, SNALV Confsal, promuovono una seria discussione tra lavoratori, datori ed Istituzioni per: 

  • consentire il miglioramento delle condizioni di lavoro dei dipendenti “privati”, riducendo drasticamente il divario retributivo e contrattuale con i colleghi del pubblico impiego; 
  • garantire l’omogeneità del sistema di accreditamento, eliminando le assurde sperequazioni, sia in termini regolamentari che di budget, vigenti da una Regione all’altra; 
  • ripensare il mondo socio – sanitario, favorendo l’assistenza dedicata a singoli soggetti o piccoli gruppi e, ove possibile, potenziando l’assistenza domiciliare mediante l’integrazione tra pubblico e privato. 

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