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Giansanti (Confagricoltura): un settore che resiste. Le parole del presidente nazionale

È al comando di un colosso da 150 mila aziende agricole che danno lavoro a 520 mila persone per un totale di 40 milioni di giornate lavoro. Massimiliano Giansanti guida Confagricoltura, associazione che difende gli interessi e tutela agricoltori e aziende agricole.

“Oggi Confagricoltura è un riferimento per l’impresa agricola organizzata. Tuteliamo gli interessi del primo settore italiano, che conta su 540 miliardi di euro di fatturato lordo. Accompagniamo le imprese sulla strada dell’innovazione. Stiamo attenti a che ci sia reciprocità con gli altri Paesi, cosa che in molti purtroppo non c’è”.

L’agricoltura ha svolto egregiamente il suo compito anche durante il lockdown: “Per definizione questo è un settore anticiclico; quando tutti gli altri comparti vanno male, l’agricoltura va bene. Ci sono settori dell’agricoltura che hanno sofferto, come quello del vino di qualità e il florovivaismo, perché hanno costi maggiori. Non dimentichiamo che durante il lockdown c’è stata una diminuzione del 3 per cento del mercato agroalimentare. Anche l’export, che stava procedendo speditamente, si è fermato. Le produzioni di pasta e di cibi in scatola, invece, sono andate bene. A soffrire è stata l’insalata di quarta gamma”.

Un altro settore che rischia di pagare un conto piuttosto salato è quello dell’olio: “L’annata non si preannuncia come una delle migliori. Ma la decrescita qui è stata costante: siamo passati da 880 mila tonnellate di olio qualche anno fa a 174 mila due anni fa. Al Sud sicuramente c’è la miniera preziosa delle olive, con Puglia, Calabria e Sicilia che sono le prime tre regioni in quanto a produzione. La Xylella e i prezzi internazionali, in particolare del Nord Africa, ci stanno mettendo in difficoltà. Abbiamo il dovere di combattere in fretta la malattia degli ulivi e di stabilire un progetto di ripresa sui mercati internazionali, con campagne di marketing che spieghino perché il nostro olio costa di più di quello spagnolo e tunisino. Un olio di estrema qualità è il nostro, e così viene visto anche all’estero. Il settore vale 3,5 miliardi di euro, di cui il 50 per cento si esporta. Le nostre varietà sono molteplici contro le due spagnole e i costi di quello tunisino che sono diversi dai nostri. I nostri sono prodotti premium e quindi vanno in difficoltà se i prezzi scendono troppo”.

Da non scordare, poi, che “l’olio fa bene alla salute. In particolare quello italiano”. Perfetto per la dieta mediterranea, eletta come miglior dieta a livello mondiale. Tunisia e Spagna sono dunque le due concorrenti per l’Italia, e anche quelle che si sono accaparrate i posti dirigenziali in seno al Consiglio oleicolo internazionale: “L’Italia è stata esclusa dal patto storico spagnolo – tunisino. Questo ha impedito un avvicendamento. Al prossimo giro, dobbiamo ottenere la direzione generale per l’Italia, in modo da tutelare tutte le produzioni in maniera equa”.

Ultimo capitolo che affrontiamo con Massimiliano Giansanti è quello relativo ai rapporti dell’Italia con la Gran Bretagna all’epoca di Brexit: “Il dialogo è molto serrato con l’ambasciata inglese per sapere come le aziende devono organizzarsi. Il mercato del Regno Unito vale il 5 per cento della nostra esportazione. Lavoriamo per trovare i giusti accordi e per far arrivare la produzione italiana in maniera rapida e veloce verso la Gran Bretagna”.

 

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