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Il mercato Halal: l’Eldorado per le aziende italiane

Secondo lo States of the Global Islamic Economy Report, nel 2018 i musulmani nel mondo hanno speso 2.2 trilioni di dollari in prodotti Halal, e si stima che tale cifra arriverà a toccare i 3.2 trilioni di dollari entro il 2024.

Già questi dati sarebbero sufficienti a dare una panoramica allettante di cosa comporti penetrare un mercato così ricco e in forte crescita come quello Halal, eppure c’è molto di più.

Infatti, questo mercato in rapida espansione conta già un quarto della popolazione mondiale tra i suoi consumatori, i musulmani, ma si estende ben oltre questo numero se si considerano tutti i non musulmani che abitano nei vari Paesi islamici in giro nel mondo – che sono inseriti nel medesimo mercato – e più in generale che attenzionano il marchio Halal perché sinonimo di garanzia di qualità.

Inoltre, questo mercato annovera dentro di sé una quantità enorme di consumatori che amano e ricercano assiduamente il Made in Italy – poiché la sua fama qualitativa, specialmente sul cibo, è da sempre uno dei capi saldi del Bel Paese sullo scenario internazionale – e che non vedono l’ora di poter accedere a questi prodotti nel rispetto degli standard tecnici qualitativi dei loro Paesi, appunto quelli Halal.

Lo spiega bene il dottor Mohamed Elkafrawy, creatore di World Halal Authority, l’ente di certificazione più accreditato al mondo e tra i più autorevoli nel mercato internazionale Halal: “Il mercato Halal è una ghiotta opportunità per le aziende italiane, che presentano un incredibile vantaggio qualitativo con i loro prodotti, poiché forti del marchio Made in Italy, garanzia di qualità ed eccellenza in tutto il mondo che merita di essere accompagnato da una certificazione autorevole altrettanto eccellente”.

Un discorso, dunque, sulla garanzia di qualità non solo per il prodotto in sé, ma anche per il servizio dato, il che può fare una differenza cruciale in fase di penetrazione di un nuovo mercato.

Infatti, per poter sfruttare le incredibili potenzialità di questa economia fortemente in espansione non basta semplicemente una certificazione “sulla carta”, poiché nei Paesi in cui vengono fatti valere gli standard Halal non può generarsi alcuna domanda per prodotti certificati presso un ente approssimativo e sbrigativo, che viene ritenuto dagli organi di accreditamento – e di conseguenza dai consumatori – inaffidabile, rischiando di procurare un danno d’immagine all’azienda che si certifica con esso e limitandone le possibilità effettive di crescita commerciale, nonché di partnership con aziende nei Paesi di destinazione.

“Un ente serio e rispettabile non ha nulla da nascondere – afferma il dottor Elkafrawy – anzi ci tiene che i suoi clienti abbiano gli strumenti per capire esattamente il valore del suo servizio. Questa è una delle ragioni per cui a WHA diamo una forte importanza anche alla formazione delle aziende e siamo disponibili a qualunque suggerimento strategico per comprendere al meglio tutti i meccanismi del mercato Halal – non a caso grandi colossi quali Mutti, Parmalat, Granarolo e molti altri ci richiedono questo servizio.

È fondamentale per gli imprenditori conoscere i loro nuovi consumatori, poiché questo mercato possiede delle regole differenti da quelli a cui sono abituati. Questo tipo di formazione rappresenta una sicurezza tanto per loro quanto per il cliente finale”.

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