COMUNICATO STAMPA - Responsabilità editoriale SEO Cube S.r.l.

Coronavirus, la filiera bufalina campana cerca il rilancio

Il Covid-19 ha colpito il settore delle mozzarelle di bufala, con export bloccato e vendite crollate, ma i caseifici campani studiano soluzioni per ripartire.

Azzeramento delle vendite all’estero, crollo della distribuzione nel canale della ristorazione, conseguente eccesso di produzione di latte di bufala, che non è stato più possibile impiegare nelle classiche trasformazioni per preparare i prelibati prodotti freschi del territorio, come mozzarelle di bufala campana Dop e altri latticini.

Il settore agroalimentare italiano ha subito duramente il contraccolpo causato dalla pandemia da Coronavirus e, in particolare, la filiera della produzione della mozzarella di bufala campana Dop sta pagando un alto prezzo per la crisi. “Abbiamo subito una flessione delle vendite di circa il 70 per cento rispetto ai periodi regolari”, dice l’imprenditore Aldo Ambroscadel Caseificio Collebianco produttore di mozzarella di bufala, parlando dei problemi dei caseifici in seguito stati gli effetti del Covid-19

I problemi dei caseifici per effetto del Coronavirus

Intervistato da TGR Officina Italia, Ambrosca spiega anche quali sono stati i nodi affrontati nei mesi di lockdown: “Il calo è legato in larga misura al blocco delle esportazioni. Noi lavoriamo prettamente verso l’estero, che rappresenta il 55 per cento del nostro fatturato, con Gran Bretagna, Germania e Stati Uniti come mercati di riferimento”, prosegue.

Alla chiusura delle frontiere a causa delle misure di restrizione applicate in pratica da tutti i Paesi del mondo si è aggiunto, inevitabilmente, il peso della chiusura forzata di ristoranti e servizi del sistema Horeca, un altro canale rilevante di distribuzione di mozzarelle e altri prodotti. Il risultato è stato che, ad oggi, “lavoriamo e vendiamo solo il 30 per cento rispetto a quanto facevamo nei periodi regolari, prima del Coronavirus”, conclude Ambrosca.

E non meno complesso è stato il nodo legato all’eccesso di produzione di latte di bufala nel periodo più duro della pandemia, quello dell’allerta massima: con la riduzione della produzione e della vendita, i caseifici hanno dovuto inventare o reinventare nuove soluzioni per cercare di non sprecare la materia prima e non andare incontro a una crisi ancora peggiore, in termini finanziari e anche sociali, per la chiusura delle attività e il licenziamento di migliaia di dipendenti.

Il pesoeconomico della filiera casearia

Nel suo complesso, infatti, il comparto della produzione della mozzarella di bufala ha un valore di1,2 miliardi l’anno e impiega ben 11 milioni di persone, meritandosi l’appellativo di “Ferrari del Sud”. Il suo motore è stato però frenato dall’emergenza Covid-19, che ha fatto calare mediamente il fatturato del 60 per cento nei soli 15 giorni iniziali del lockdown, con un marzo chiuso a meno 35 per cento su base annua.

Secondo i dati del Consorzio per la tutela del formaggio mozzarella di bufala Dop, a marzo 2019 la media di produzione di mozzarella di bufala si è attestata a3.846 tonnellate, con 25.021 tonnellate di latte; nel 2020, invece, il lavorato è calato a 3.268 tonnellate (meno 15 per cento di mozzarelle prodotte), mentre la materia prima è rimasta costante a24.996 tonnellate di latte.

A incidere, come detto, è stato non solo il blocco all’export, ma anche la chiusura dei punti di ristorazione e di tutto il canale Horeca (sigla di Hotelleri-Restaurant-Café), ovvero l’insieme dialberghi, bar, trattorie, ristoranti, pizzerie e agriturismi che sono acquirenti rilevanti di prodotti freschi come mozzarella di bufala.

Le soluzioni per ripartire

L’avvio della Fase-2 e la lenta ripartenza del settore della ristorazione sta rimettendo in sesto anche il comparto bufalino, dove comunque in questi mesi non sono mancate soluzioni e idee creative per battere la crisi.

La stessa azienda Collebiancosta tornando a regime, ripristinando la classica distribuzione offline, anche verso la clientela Horeca che ha riattivato il servizio, e abbinandola al canale di vendita online che è stato molto sfruttato durante il lockdown.

Attraverso il sito ufficiale, i clienti possono acquistare caciocavalli o scamorze affumicate (prodotti che meglio resistono ai tempi di consegna), ma anche i classici freschi come mozzarella di bufala (nelle varie declinazioni: bocconcini, treccia o classica porzione tonda) e ricotta.Molta richiesta c’è stata poi per un prodotto speciale creato anche da Collebianco, il pandoro di mozzarella di bufala, la cui produzione è stata però solo temporanea nel periodo invernale.

A livello generale, proprio innovazione e creatività sono le parole chiave a cui deve fare affidamento il settore agroalimentare per ripartire dopo il duro colpo della pandemia, e non mancano esempi ispirati a questi principi per ottenere liquidità finanziaria nell’immediato.

Nel Senese, un’azienda ha lanciato un’iniziativa di adozione a distanza delle arnie, mentre in Campania i produttori di vino hanno proposto dei “web winetasting” (invio a casa dei campioni di formaggio e vino da assaporare e lezione in diretta sulle degustazioni) e sempre nel Salernitano la Coldiretti ha promosso i caciobond, una sorta di investimento sui caciocavalli di bufala all’insegna della formula “compri oggi, ricevi il prodotto tra due anni”.

 

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