Covid: saggista, nelle chiese vuoti 30% posti disponibili

"La dispersione dei fedeli è maggiore nei piccoli centri"

(ANSA) - TORINO, 14 MAG - Anche nei luoghi di culto, nonostante le riaperture contingentate, il calo di presenze si fa sentire, con conseguenze anche sulla raccolta delle questue e quindi delle iniziative per i poveri. Lo ha rilevato il saggista cattolico Maurizio Scandurra, autore di uno studio su fede e pandemia: "Il clima di prolungato allarmismo - spiega - ha ridotto gli habitué delle chiese nei giorni feriali e festivi, anziani in primis, di un buon 30% rispetto alla capienza disponibile già contingentata dalle prescrizioni in atto"..
    Secondo il saggista, "il dato si accentua nei paesi e nei piccoli centri, ove la diaspora dei devoti è maggiore, complice la scarsità di vocazioni sacerdotali che priva i comuni più periferici della funzione quotidiana. Diminuiscono sensibilmente anche le questue, ridotte per lo più a monete di valore pari o per lo più inferiore a un euro, mettendo a rischio le spese primarie delle unità parrocchiali e di servizi sociali ormai sempre più essenziali quali mense dei poveri e pacchi-famiglia".
    A complicare il quadro, "un sempre più evidente ricorso a forme di digitalizzazione del culto, tra funzioni on line, Sante Messe in diretta su Facebook o in tv - prosegue Scandurra - cui fa riscontro in misura inversamente proporzionale una diminuzione all'attenzione sacramentale del credente che solo in presenza realizza la piena partecipazione al mistero derivante dalla Pasqua cristiana su cui teologicamente si fonda il credo cattolico". (ANSA).
   

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