Covid: Val Borbera, con stop locali tutta filiera boccheggia

Ristoratori, "non tutti possono aggrapparsi ad asporto"

(ANSA) - CANTALUPO LIGURE, 08 APR - Riaprire le attività di ristorazione è necessario anche per salvare tutta la filiera dei prodotti alimentari tipici, tanto più in zone dove il cibo d'asporto praticamente non esiste. Lo sottolinea Michele Negruzzo, presidente dell'associazione Albergatori e Ristoratori Val Borbera e Valle Spinti, un'area collinare dell'Appennino Ligure in provincia di Alessandria. "Non siamo in un luogo che consente l'asporto - spiega - . E poi l'asporto è solo una toppa, un pezzo di legno a cui aggrapparsi per restare a galla e al quale, peraltro, non tutti possono aggrapparsi. Ai nostri alberghi è consentito restare aperti, ma di fatto sono chiusi perché nei nostri splendidi territori, a vocazione turistica, chi può mai arrivare se si è in zona rossa e se non ci si può spostare?".
    Negruzzo fotografa la situazione di una paralisi totale dell'economia locale: "Intorno alle nostre attività gravitano i vignaioli, i contadini, i casari, i macellai, i salumieri dai quali ci riforniamo delle tipicità territoriali che facciamo conoscere ai clienti portando a tavola il prodotto finito; siamo la difesa di un territorio e del suo patrimonio. Per questo dobbiamo riaprire".
    A quasi 14 mesi dallo scoppio della pandemia, "la situazione è peggiore dello scorso anno - prosegue Negruzzo - perché il tempo trascorso senza intervenire in maniera concreta per cercare quantomeno di arginare l'emergenza è un'aggravante come lo sono ancor di più il divieto di spostarsi in Italia che va di pari passo con il permesso di andare all'estero, una presa in giro per tutte le nostre attività che stanno boccheggiando".
    (ANSA).
   

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