Sindacati, basta con le Rsa lazzaretto

Manifestazione Cgil-Cisl-Uil, Regione si faccia carico gestione

(ANSA) - TORINO, 29 GIU - Durante la pandemia in Piemonte il sistema delle Rsa, in tutto 787 strutture, ha mostrato più che in Lombardia le sue carenze, ora urge cambiarne il sistema, integrandolo con la cura domiciliare, anche per evitare, che, in caso di nuova ondata, tornino ad essere dei lazzaretti. Lo sostengono i responsabili regionali di Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil, Graziella Rogolino, Francesco Guidotti e Lorenzo Cestori in una conferenza stampa davanti al Convitto Principessa Felicita di Savoia, una delle Rsa col più alto numero di decessi da coronavirus, si parla di 82, "Potevamo essere davanti a qualsiasi Rsa piemontese - spiega Rogolino - il problema è far capire alla Regione che deve prendere a carico completamente la gestione delle persone non autosufficienti, integrandola con il territorio e la medicina di base. Non si dovranno mai più prendere gli anziani, magari i più soli, metterli in una Rsa e dimenticarli". "Stiamo facendo, con difficoltà perché ci sono pochi dati, una mappatura di tutte le Rsa - aggiungono Cestori e Guidotti - per capire meglio cosa è accaduto. Un dato che emerge, per esempio, è che vi è un 20% di Rsa Covid free, è importante anche capire come è questo sia stato possibile". (ANSA).
   

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