La Madonna di Raffaello, così bella e umana

Un libro Edizioni Terra Santa a 500 anni da morte dell'Urbinate

(ANSA) - ROMA, 06 DIC - Bellissime, eteree ma allo stesso tempo così vicine e concrete: sono le circa cinquanta Madonne che Raffaello Sanzio ha ritratto nelle sue opere. Proprio la Madre di Gesù è stata tra le sue prime opere, ritratta col Bambino, in un affresco nella sua casa natale. Ma poi il tema è stato articolato in tanti capolavori dell'Urbinate, del quale in questo 2020 si celebrano i cinquecento anni dalla morte.
    Edizioni Terra Santa pubblica "Le Madonne di Raffaello" della storica dell'arte Rosa Giorgi, direttrice del Museo dei Cappuccini di Milano. Le Madonne raffaellesche sono forse fra le più conosciute, ammirate e riprodotte dell'intera storia dell'arte occidentale. Si caratterizzano per la straordinaria eleganza formale, l'equilibrio, la profonda e intangibile serenità emanata dai personaggi rappresentati.
    In questo libro Rosa Giorgi, sceglie le più belle Madonne dipinte dal grande pittore per svelare ai lettori la storia, le curiosità, la tecnica utilizzata. Spiega l'autrice, esperta di iconografia e iconologia cristiana: "È quasi scontato scrivere di Raffaello quale pittore di Madonne. Proprio la rappresentazione della Madonna col Bambino è un tema indiscutibile e imprescindibile se si tratta del pittore urbinate che, in un lasso di tempo relativamente breve, come è noto si spense a 37 anni, in una sfolgorante carriera realizzò almeno una cinquantina di opere in cui il soggetto è quello della Madre di Dio".
    La Maria di Raffaello è sempre pacata, materna, a volte sorridente, oppure pensosa. Ricorrono alcuni elementi come un piccolo libro delle scritture tra le mani, oppure la presenza del piccolo Giovanni Battista accanto a Gesù. Ma la maestria dell'artista non era centrata solo sulla raffigurazione della Madonna ma anche di ogni altra figura e piccolo particolare. Ed è così per esempio che della sua Madonna della Sistina il grande pubblico ha impresso il ricordo dei due piccoli angeli in basso affacciati con l'aria curiosa.
    L'autrice racconta anche i tanti aneddoti che hanno accompagnato la storia di questi quadri come quello della famosissima Madonna della Seggiola. Una leggenda vuole che la tavola sulla quale Raffaello realizzò l'opera fosse tonda perché il coperchio di una botte in quanto la modella sarebbe stata una popolana, figlia di un vinaio.
    I dipinti dell'Urbinate appaiono comunque naturali, immediatamente fruibili, dominati da un'armonia che affascina pur risultando familiare. Prosegue l'autrice: "Che cosa colpisce di più, o che cosa attrae di più delle sue Madonne? Forse la semplicità che si ha l'impressione di cogliere, in un'armonia compositiva che non stanca. Il termine 'semplicità' va ben inteso e contestualizzato per non incorrere nel rischio di essere fuorviati considerandolo in senso riduttivo. La semplicità che si può cogliere a un primo sguardo, infatti, non è certo il risultato di un procedimento 'semplice' che sia sinonimo di 'povero', ma frutto di una ricerca che con misura conduce al significato profondo". (ANSA).
   

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