Papa fa aprire indagine su foto addetti sospesi

"Peccato mortale, lese dignità persone e presunzione innocenza"

    Dopo la pubblicazione delle foto di addetti del Vaticano sospesi in seguito agli accertamenti su operazioni finanziarie sospette della Segreteria di Stato, "è iniziata un'indagine, per volere del Santo Padre, sulla illecita diffusione di un documento ad uso interno delle forze di sicurezza della Santa Sede, la cui gravità, nelle parole di Papa Francesco, è paragonabile ad un peccato mortale, poiché lesivo della dignità delle persone e del principio della presunzione di innocenza". Quanto ha riferito oggi all'ANSA il direttore della Sala stampa vaticana, Matteo Bruni, conferma l'entità dell'"incidente" dovuto all'uscita sui giornali dell'ordinanza, con tanto di foto segnaletiche, riguardante la sospensione e l'allontanamento dai loro posti di lavoro di cinque funzionari - quattro laici e un monsignore - interessati dai sequestri di carte e pc in Segreteria di Stato e all'Aif.

    Una notizia che descrive tra l'altro l'irritazione del Papa per l'accaduto e che si aggiunge al clima di "veleni" già presente in Vaticano. Un messaggio anonimo aveva infatti già preso di mira, con toni fortemente accusatori, il comandante della Gendarmeria vaticana Domenico Giani, incolpandolo di aver passato ai giornalisti l'ordinanza: l'sms inviato il 3 ottobre scorso, il giorno dopo l'uscita della notizia, da un numero di cellulare anonimo a prelati, funzionari vaticani e osservatori parlava di "buccia di banana" su cui Giani sarebbe scivolato, di superamento del "limite della decenza", di "sete di potere e di affermazione dell'Io", e lo invitava a meditare sul "male fatto a tutte le persone coinvolte".

    L'ordinanza portava la firma dello stesso Giani e la sua pubblicazione da parte dei media sarebbe all'origine della possibilità, secondo quanto ha scritto oggi il Corriere della Sera, che il capo della Gendarmeria lasci presto il suo incarico. Un'ipotesi che ha fatto sobbalzare non pochi in Vaticano, perché un suo allontanamento da parte del Papa vorrebbe dire l'uscita di scena di uno dei più stretti collaboratori operativi del Pontefice, il laico anche fisicamente a lui più vicino: l'uomo che impersona il vero "angelo custode" di Bergoglio, impegnato tra l'altro nella preparazione e nella sicurezza di tutti i suoi viaggi, tra i quali si ricorda quello difficilissimo nella Repubblica Centrafricana, quando lo stesso Giani dovette affrontare la contrarietà alla visita da parte dei Servizi segreti francesi.

    Sia il contenuto del messaggio, però, sia molti mormorii nelle segrete stanze - oltre all'apertura dell'indagine per volere del Papa -, testimoniano di un clima di tensione che si è concentrato intorno alla figura di Giani e che l'"incidente" dell'avviso finito sui media ha acuito. Anche perché l'ordine firmato da Giani ha avuto tra i destinatari una personalità molto stimata e finora insospettabile come mons. Mauro Carlino, capo dell'Ufficio Informazione e Documentazione e per anni segretario personale del card. Angelo Becciu, prefetto per le Cause dei Santi ed ex sostituto della Segreteria di Stato. E non è un caso che all'indomani della pubblicazione, l'Osservatore Romano, quotidiano della Santa Sede, si è scagliato contro la "gogna mediatica" cui veniva sottoposi i coinvolti.

    Si respira comunque dentro al Vaticano un clima da resa dei conti, che ha avuto origine già con la brusca cacciata del revisore generale Libero Milone e che è proseguita con le evoluzioni recenti delle denunce contro gli investimenti esteri milionari dell'Obolo di San Pietro, investigazione della quale non si conoscono ancora i capi d'accusa.
    Giani si è trincerato in uno stretto silenzio, ma chi ha potuto parlare con lui lo descrive molto amareggiato, con la sensazione di pagare eventualmente per gli errori di altri - nessuno la accusa ovviamente di aver fatto lui la "soffiata" ai media -, rivendicando la sua fedeltà al Papa.

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