Amianto: caso Breda, manager tutti assolti anche in appello

Comitato lavoratori,'la legge difende potenti, negata giustizia'

(ANSA) - MILANO, 19 GEN - Sono stati assolti sette manager della Breda Termomeccanica-Ansaldo imputati per le morti di una decina di operai, secondo l'accusa, esposti all'amianto nello stabilimento milanese di viale Sarca tra gli anni '70 e il 1985.
    Lo ha deciso la quinta sezione della Corte d'appello di Milano, che ha confermato la sentenza di primo grado.
    Il sostituto pg di Milano Nicola Balice aveva chiesto condanne tra i 2 anni e i 4 anni e 11 mesi di reclusione. Il processo era stato riaperto, come da richiesta del pg e dei legali di parte civile, e sono stati ascoltati due consulenti tecnici della procura.
    Dopo la sentenza Michele Michelino, rappresentante del 'Comitato per la difesa della salute e nei luoghi di lavoro nel territorio', ha detto: "Volevamo giustizia ma purtroppo abbiamo trovato la legge, che difende i potenti".
    Le motivazioni della sentenza arriveranno tra 90 giorni. Negli ultimi anni già numerosi processi a Milano, che vedevano imputati manager di aziende per morti per amianto, si sono conclusi con assoluzioni.
    La Corte oggi ha anche condannato le parti civili ricorrenti, tra cui appunto il 'Comitato per la difesa della salute e nei luoghi di lavoro', al pagamento delle spese processuali. "Dobbiamo pagare per avere fatto ricorso in appello. Il messaggio è chiaro: non fatelo più", ha aggiunto Michelino, che però ha chiarito che il comitato andrà avanti con la battaglia nelle aule di giustizia per rispetto dei "nostri colleghi morti". E ha spiegato che "solo nel 2020 sono morti altri 5 ex operai della Breda Ansaldo" per malattie riferibili all’esposizione alle fibre killer. Anche l’avvocato Laura Mara, che assiste Medicina Democratica e l’Associazione italiana esposti amianto, ha sottolineato: "Dopo l’apertura dell’istruttoria, speravamo in un ribaltamento della sentenza. Così non è stato, purtroppo, leggeremo le motivazioni e poi faremo sicuramente ricorso per Cassazione".
    Nelle motivazioni della sentenza di assoluzione di primo grado, il giudice aveva scritto che non esiste una "legge scientifica" che possa descrivere l'ipotesi, formulata dall'accusa, di un "nesso di causalità tra una determinata condotta ascrivibile a un imputato e la malattia insorta in un preciso lavoratore, successivamente deceduto".(ANSA).
   

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