Coronavirus: commissione inchiesta Liguria si spacca

Tre relazioni sull'operato della Giunta

(ANSA) - GENOVA, 29 LUG - Terminano con una spaccatura i lavori della commissione speciale d'inchiesta sulla gestione dell'emergenza coronavirus in Liguria istituita dal Consiglio regionale il 17 giugno scorso. Maggioranza e opposizione non sono riuscite a trovare una sintesi d'analisi condivisa. Tre le relazioni della commissione presentate in Consiglio regionale durante l'ultima seduta della X legislatura, la prima illustrata dal presidente della commissione Andrea Melis (M5S) in rappresentanza dell'opposizione fortemente critica nei confronti dell'operato della Giunta Toti, la seconda di maggioranza presentata dal vice capogruppo della Lega Paolo Ardenti che ha difeso l'operato e gli sforzi fatti dalla sanità regionale, la terza di Alice Salvatore (IlBuonsenso).

Oltre alle relazioni della commissione speciale d'inchiesta del Consiglio regionale della Liguria sulla gestione dell'emergenza coronavirus presentate dal consigliere regionale Andrea Melis (M5S) e dal vice capogruppo della Lega Paolo Ardenti, una terza relazione è stata presentata dalla capogruppo de 'ilBuonsenso' Alice Salvatore. "La risposta della sanità ligure alla pandemia covid ha mostrato dei limiti nella parte iniziale della crisi, solo in parte superati nelle fasi successive: - sostiene il consigliere e presidente della commissione Melis - la Liguria risulta ultima tra le Regioni esposte per tamponi eseguiti, c'è stato un forte ritardo nella predisposizione delle squadre Gsat e nella risposta della sanità territoriale, sono state carenti e contraddittorie le indicazioni di Alisa alle rsa e l'Ordine dei Medici non è stato coinvolto nella cabina di regia regionale". "Nella prima fase tra febbraio e marzo in Liguria c'è stata un'insufficiente disponibilità di dpi e di scorte di dpi, una mancanza di procedure codificate nelle strutture sanitarie e socio sanitarie e la mancanza di campagne di screening. - sostiene Melis - E' emersa la necessità di avere un sistema sanitario più forte a livello territoriale al di fuori delle strutture ospedaliere per evitare il sovraccarico di tali strutture, a differenza di altre Regioni le squadre Gsat in Liguria non hanno erogato cure ospedaliere a domicilio". Ardenti replica ricordando che "l'ultimo piano pandemico italiano risaliva al 2007-2009, solo successivamente le Regioni hanno potuto declinarlo, nonostante purtroppo non sia mai stato finanziato dal Governo". "Il consumo di Dpi durante l'emeregenza in Liguria ha avuto un picco incredibile, in una settimana il consumo di Dpi di una settimana qualunque nel 2019 è aumentato di quaranta volte - sottolinea - durante la pandemia abbiamo consumato in una settimana i Dpi consumati prima in un anno. La distribuzione statale è iniziata purtroppo a fine marzo causando sovraccarico di lavoro per i sistemi sanitari regionali perché ogni fornitura andava controllata e certificata". "gli enti gestori delle rsa durante le audizioni in commissione hanno evidenziato che nella relazione di minoranza non è stato evidenziato il supporto del sistema sanitario regionale nei loro confronti, - commenta - probabilmente siamo l'unica Regione italiana che ha distribuito Dpi alle rsa in un momento in cui si vedevano sequestrate partite di Dpi alle nostre Dogane". Salvatore ha chiesto alla Giunta Toti di dimostrare l'esistenza di scorte di Dpi in Liguria in vista di una possibile recrudescenza del covid in autunno. "La commissione è stata aperta perché le falle sono state numerose, - dichiara Salvatore - non siamo stati migliori di tanti altri territori e purtroppo dai risultati vediamo che siamo stati tra i peggiori nel numero di morti in proporzione alla popolazione, nei contagi, nelle situazioni drammatiche vissute dalle rsa dove il virus non doveva arrivare".
    
   

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