Diocesi Genova apre punto di ascolto 'Emergenza casa'

Don Moretti: cerchiamo alloggi e diamo garanzie per gli affitti

(ANSA) - GENOVA, 23 APR - Sempre più persone sono a rischio di perdere la propria abitazione. L'allarme è stato lanciato dalla chiesa genovese che ha inaugurato il punto di ascolto "Emergenza casa" in Via Tommaso Reggio. L'organizzazione è curata dai partecipanti al Percorso diocesano di formazione socio politica coordinato dal vice direttore dei Cappellani del Lavoro Don Massimiliano Moretti. "Sono in aumento le richieste di decreti ingiuntivi conseguenza diretta della perdita di lavoro di tante persone che non sono più in grado di pagare gli affitti o le rate del mutuo". Alla crisi economica degli anni passati si è sommata la crisi dovuta alla pandemia. «A Santa Zita - ha spiegato don Moretti, che lì è parroco - abbiamo iniziato una raccolta mensile che si tiene l'ultima domenica di ogni mese. Ormai le persone sono sensibilizzate e sono sempre di più quelle che donano. C'è una grande sensibilità. In poco meno di due mesi abbiamo già raccolto 17 mila euro». L'ultima famiglia aiutata è entrata ieri nella nuova casa . «E' una coppia di anziani che si era indebitata per aiutare figlio e nipote» ha spiegato don Moretti all'ANSA. «Abbiamo trattato il loro debito convincendo i proprietari a cancellarlo con l'accordo che, in cambio, avrebbero lasciato la casa libera in pochi giorni. Adesso abbiamo trovato loro un appartamento e li aiutiamo a pagare l'affitto». Ci sono anche altre persone che si sono rivolte alla parrocchia e sono state prese in carico.
    «Attualmente stiamo aiutando altre tre famiglie. Il nostro obiettivo è aiutare quanti non hanno debiti troppo elevati e che con un po' di aiuto possono risolvere i loro problemi».
    Il sacerdote ricorda che «a Genova ci sono circa 60 mila appartamenti sfitti e se, da un lato, ci sono persone che stanno perdendo casa, o che la perderanno a breve, dall'altra ci sono proprietari che fanno fatica a trovare inquilini perché hanno timore di affittare a persone che potrebbero non pagare. Il nostro obiettivo è di stare vicino ai più fragili, se necessario anche con un supporto economico, e farci garanti nei confronti dei proprietari, ma sia chiaro le perrocchie non sono un bancomat. Contiamo di poter realizzare delle reti di laici che si rendano partecipi del sostegno dei fratelli in difficoltà. A noi non interessa solo pagare degli affitti ma prenderci cura delle persone nella loro interezza. Tra i ringraziamenti più belli che abbiamo ricevuto c'è quello di una persona che mi ha detto: "Non sono credente, ma non ho trovato mai nessuno che si prendesse cosi cura di me. E' un'immagine bellissima della Chiesa".
    Anche nella chiesa di Nostra Signora della Provvidenza e nella chiesa di San Paolo i parroci, don Fully Doragrossa e don Franco Buono, si sono attivati per cercare alloggi. (ANSA).
   

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