"La mia Genova deserta e silenziosa"

Le emozioni del fotografo dell'ANSA Luca Zennaro in giro per la città

 Un silenzio assordante, brutale. Una sensazione nuova che chi vive in citta' difficilmente riesce a vivere. La totale mancanza di bambini per strada, per esempio:  sono spariti, chiusi in casa da settimane ormai. In un primo momento contenti per non andare a scuola, ma ora la lontanza dai propri compagni si fa sentire. Non si avverte il loro allegro vociare, le loro urla, non si vedono andare a scuola e non ti 'colpisconi', distratti e presi solo dai loro giochi, con i loro zaini. Non si vedono correre trafelati alle 7.59 verso la scuola...”che sono in ritardo”. Non si vedono giocare a pallone nelle piazze o nei parchi. Non si vedono mamme con i loro passeggini. Mi ha colpito molto una foto che ho scattato, di una mamma con la mascherina e guanti di lattice che camminando svelta sul marciapiede stringeva al suo petto, cercando di proteggerlo, il suo bambino di pochi mesi anche lui tutto bardato di protezioni. 

 Ecco che cosa mi rimarra' di questo momento storico difficile per tutti noi. Chi lo avrebbe mai pensato di vivere in prima persona come in un film americano di quelli catastrofici dove, ironia della sorte, invece di un dopoguerra post atomico, un nemico invisibile ma molto insidioso e contagioso, ci ha costretti e ci costringera' a cambiare le nostre vite per un lungo periodo.

Per lavoro sono sempre in giro in citta', a fare foto e video, e da quando e' cominciato questo allarme, prima leggero quasi impercettibile “tanto il coronavirus e' a migliaia di chilometri da noi in Cina”, poi sempre piu' vicino fino ad esserci completamente coinvolto, ho visto la citta' lentamente rallentare e spegnersi. Una strana e brutta senzazione. Per altri versi buona perche la citta', e' un ossimoro, e' vivibile. Essere abituati alle suonerie dei cellulari, delle persone che parlano e litigano dei fatti loro camminando, con l'auricolare o senza, al rumore assordante, ai clacson, ai camion:  ora,  il nulla. Camminare tra le vie del centro cittadino dove tutto sembra sospeso, immobile, fermo è una emozione strana. Essere immersi in un silenzio imbarazzante, ogni tanto girarsi perche' hai sentito un rumore dietro di te, e quasi hai timore. Ma tranquillo, e' solo il rumore dei tuoi passi.

Quando incontri delle persone sembrano quasi essere sospese in aria. Il volto celato dietro la sua mascherina di ogni forma o foggia anche fai da te (con risultati francamente imbarazzanti a volte), se ha avuto la fortuna di comprarla in tempi non sospetti, fila via cercando di non incrociarti nemmeno con lo sguardo non si sa mai. E poi le code ordinate fuori dai supermecati, nei negozi alimentari, davanti ai panifici, cose mai viste. Non c'e' piu' bisogno del numero. Chi arriva trova gia persone in coda distanti tra loro, che non parlano non socializzano, si controllano a vicenda per evitare di stare vicini. Basta una rapida occhiata per capire chi e' l'ultimo della fila, e ci si accoda si aspetta ordinatamente, immersi nel proprio cellulare per controllare le ultime notizie. Le poche auto che circolano fanno un rumore nuovo, mai sentito.

Prima eravamo immersi nel chiasso assordate di centinaia di mezzi, e non ci facevamo caso. Ora dà fastidio, rompe il silenzio. Persino le ambulanze che prima erano molto frequenti sembrano essere sparite, anche se prestano il loro servizio ugualmente. Per assurdo sembrano esserci meno malati. Da una parte e' anche vero, visto che gli incidenti stradali sono praticamente azzerati. Giorni di primavera dove l'aria e' frizzantina, per davvero, un caldo sole riscalda le spiagge che ora sono deserte senza persone, che tristezza. Senza potersi prendere un gelato, fare una passeggiata con i propri cari, senza interazioni tra le persone. Riuscire finalmente a sentire lo sciabordio del mare a centinaia di metri dalla riva, ma non poterci arrivare e non poter godere di tutta questa pace, visto che siamo in “guerra” con un nemico subdolo e non visibile.

Il Tricolore illumina il ponte in costruzione

Gli unici a goderne sono i cani e i loro padroni a cui finora e' permesso uscire per pochi minuti. Ormai pochi anche i runner o chi fa sport all'aperto, ne ho contati 5 al massimo, nelle scorse settimane erano centinaia. I parchi giochi per i bambini desolatamente vuoti, le altalene ferme, immobili solo spostate dal vento. Gli unici che resistono in giro sono gli anziani, quelli che dovrebbero stare piu' attenti. Chi per necessita' a fare la spesa, o per andare in farmacia, magari molti sono soli e non hanno appoggi su cui contare. Il comune mette a disposizione il servizio di aiuto e consegna a casa della spesa, ma chi lo sa? Chi si fida? Alcuni evidentemente per fare due passi e sedersi come al solito su una panchina, magari con un sacchetto della spesa mezzo vuoto per evitare di essere fermati per controlli. Ma anche l'aria che respiriamo ne ha risentito, in meglio. Ridotto l'inquinamento atmosferico si sentono gli odori, si possono sentire gli uccelli nei loro cinguettii in cerca della compagna. Si puo' finalmente respirare a pieni polmoni, ironia della sorte per un Coronavirus che colpisce e distrugge prorio quelli. 

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