Genova, un amore nato nel fango 2011

Oggi insieme spalano nella città ferita dove si sono conosciuti

"Ho trovato l'amore nel fango". Angela Squillace, 44 anni, artista che vive a Borgo Incrociati, parla così del compagno, Emanuele Fameli, 40 anni, ingegnere elettronico, conosciuto durante l'alluvione del 2011. Una storia che sarebbe piaciuta a Fabrizio De Andrè: "Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori".

Giacca a vento, guanti, stivaloni, i due stanno spalando fango e acqua a ridosso del Bisagno, insieme a decine di volontari, e ogni tanto si guardano e si sorridono. "Ci siamo conosciuti nel 2011 - racconta Angela - lui ha fatto le perizie per tutto il borgo e si è beccato anche due multe perché aveva lasciato la macchina messa male per ritirare una parte della mia pratica. Così è nato l'amore". Galeotto fu l'Ordine degli ingegneri che allora aveva invitato gli iscritti a darsi da fare. Emanuele si appassionò al lavoro di puro volontariato: "Facemmo le carte per tutti i negozi e abitanti danneggiati. Furono promessi dei fondi che non sono mai arrivati. Noi due ad esempio, abbiamo speso 60 mila euro per comprare un nuovo magazzino, per fortuna ce la siamo cavata con le nostre forze. Ora parlano di un plafond di Carige di 15 milioni. Vediamo se a questo giro arriveranno 200 euro".

Angela ed Emanuele gestiscono una bottega d'arte. Angela dipinge ed Emanuele nel tempo libero realizza delle icone. "E' tutto andato perso ed è la terza alluvione che mi becco", commenta Angela, riccioli sbarazzini, guanti coperti di fango mentre sgombera il laboratorio. La donna racconta il suo calvario legato alle alluvioni: "La prima volta ero in via Paglia, le altre due qui. Guarda, ora apriamo la nostra vetrina qui di faccia. Sembra di guardare dentro l'oblò di una lavatrice! Per fortuna c'è lui che mi dà un aiuto e fa bene anche al morale. Pensare che se avessi trovato un po' di soldi saremmo andati in vacanza - dice Angela ridendo - invece dei soldi è arrivato il fango". "Ah, quello non costa niente, arriva da solo", chiosa Emanuele.

Unica consolazione di queste ore drammatiche è la solidarietà e la mobilitazione di tanti genovesi: "Genova si rimbocca le maniche come tre anni fa - commenta lui - Qui fanno tante chiacchiere. Siamo schiavi di questa burocrazia. L'Italia è questa, non piangiamo neanche più, siamo rassegnati. Per fortuna c'è questa marea di ragazzi che ci dà una mano altrimenti sarebbe da buttarsi da un ponte".

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