Le contraddizioni del cibo e 10 consigli per mangiare e non essere consumati dal cibo

Andrea Segrè , etica e politica, Mangia come sai

  • Il famoso mercato di Campo de' Fiori a Roma. JurgaR  iStock.
  • Un pranzo familiare in campagna Geber86  iStock.
  • Andrea Segrè, Mangia come sai (Emi  editrice)

(di Alessandra Magliaro) Da una parte la spadelling age, l'era in cui guardiamo agli chef pluristellati in tv come guru di cui seguire a casa i comandamenti, dall'altra le statistiche sulla fame nel mondo, da una parte le diete del 'no' e del 'senza' (glutine, lattosio ecc) dall'altra l'obesità come male del benessere, da una parte le monoculture dettate dai big dell'agroalimentare dall'altra gli agricoltori che lottano per la biodiversità. Le contraddizioni intorno al cibo sono moltissime. Il cibo ci nutre o ci consuma?

Andrea Segrè, che è docente di politica agraria a Bologna, fondatore di Last Minute Market e presidente del Comitato scientifico del piano nazionale di prevenzione rifiuti del Ministero Ambiente, è per professione e passione tra i più titolati non solo in Italia sul tema sociale ed economico del cibo. Edito da Editrice missionaria italiana esce in questi giorni il suo ultimo volume 'Mangia come sai', un piccolo libro da leggere tutto d'un fiato trovando riflessioni assolutamente condivisibili sul cibo giusto.
Stiamo consumando le risorse naturali a causa di metodi di produzione e modelli di consumo insostenibili, stiamo consumando le risorse economiche per il lievitare della spesa sanitaria delle malattie legate alla malnutrizione per eccesso o per difetto, stiamo consumando le risorse sociali per l'alterazione delle relazioni fra persone e dei rapporti fra paesi. Stiamo consumando, che appunto vuole dire etimologicamente distruggere. Segrè associa il cibo ai diversi aggettivi che lo caratterizzano in quest'epoca contraddittoria e su questo ragiona. Il cibo stridente , quello buttato, quello intelligente e quello falso e così via. Tutto riporta all'etica: fruirne quanto basta, sceglierlo come atto politico, restituirne il valore 'sacro' che significa curarci di chi lo ha coltivato e prodotto, dunque non buttarlo ma considerarlo per quello che è ossia alimento e relazione. Segrè sa bene che tutto questo rimanda alla cultura e dunque all'educazione, quella alimentare innanzitutto che significa informazione corretta sul cibo che mandiamo: dove, come e da chi è stato prodotto ad esempio.

Con lo spreco alimentare si potrebbe sfamare il 30% della popolazione del nostro pianeta, visto che 1/3 del cibo che viene prodotto va a finire nella pattumiera. Solo in Italia quello che si butta via dalla tavola vale l’1% del Pil, ovvero 16 miliardi di euro: nelle nostre case la voragine degli sprechi pesa 145 kg annui a famiglia, per un costo di 360 € (fonte: Osservatorio Waste Watcher). Oggi gli ipernutriti (obesi) sono quasi il doppio dei denutriti (800 milioni di persone). Il 50% della popolazione mondiale potrebbe nutrirsi in maniera sufficiente con gli sprechi alimentari.

Mangia come sai prosegue la riflessione dell'agroeconomista presidente della neo fondazione Fico per l'educazione alimentare (Vivere a spreco zero, Cibo, L'oro nel piatto) riprendendo i temi oggetto di lezioni magistrali a Francoforte, New York e Buenos Aires. Ma anche aggiornandoli alla luce del viaggio fatto con il quasi omonimo regista e documentarista Andrea Segre 'Scarti. A piedi nella Piana', un viaggio a Gioia Tauro e dintorni fra gli agrumeti di Rosarno e la baraccopoli di San Ferdinando: dove la produzione del cibo è motore di vita e lavoro, ma dove prosperano caporalati e soprusi sui braccianti, si generano distorsioni e illegalità nella filiera distributiva. Oggi il cibo contraffatto in Italia dalle agromafie (60 miliardi di euro) vale quasi il doppio dell’export alimentare (36,8 miliardi di euro). Un viaggio, ammette Segrè, che non dimenticherò: vedere le condizioni di lavoro e di produzione in quella zona dell'Italia meridionale, vivere il peso del caporalato, la filiera distributiva che soffoca i produttori , incontrare i braccianti costretti a vivere nei ghetti, sapere che tanti di quei prodotti così 'sudati' finiranno per diventare scarto, è qualcosa che segna. Gli esempi virtuosi di Sos Rosarno, della cooperativa Mani e terra, i Frutti del sole (esempi di quella zona, ma altrove tra i tanti si possono citare Terre di Palike in Sicilia, a Diritti a sud a Nardò), il piccolo Comune di Drosi dove vengono ospitati in case 150 lavorati migranti o il Frantoio delle Idee di Cinquefrondi vanno nella direzione del cibo sano, della legalità e della trasparenza. Il percorso di Segrè riconduce infine all'azione di ciascun cittadino-consumatore: la scelta è atto politico.

Dal libro 'Mangia come sai' ecco il decalogo minimo dal Forcone alla Forchetta per mangiare e non essere consumati dal cibo

1. Tutto, per noi fruitori (ex consumatori pentiti), inizia da come facciamo la spesa, anche la prevenzione degli sprechi alimentari. Fai una lista degli alimenti che ti servono realmente: ciò che finisce nel carrello senza un buon motivo è più probabile diventi rifiuto. Usa il portafoglio come se votassi.

2. Liberati dalle sirene del marketing: un prodotto regalato sullo scaffale, se non ti serve, spesso finirà nella pattumiera di casa. Tanto non lo hai pagato. Ricordati invece che un costo c’è: per chi lo ha prodotto, e per chi deve poi smaltirlo.

3. Una volta in negozio prenditi il tempo di leggere le etichette, e quando puoi insisti che siano sempre più trasparenti, anzi, narranti: da dove viene e chi lo ha prodotto? Di cosa è fatto? Quando scade? Informati sulle scadenze, non sempre il prodotto «muore» subito, anzi. 90 91

4. Prediligi gli alimenti locali e di stagione: in linea di massima, se i tempi di trasporto e la filiera logistica sono più brevi, i prodotti sono più freschi e quindi dureranno di più. Ricordati che la dieta mediterranea non è uno slogan, ma uno stile di vita riconosciuto per essere il più sano per la salute dell’uomo e dell’ambiente.

5. Frigorifero, freezer, dispensa: sono le tre «case» del cibo, e in quanto tali devono essere mantenute ordinate e pulite affinché svolgano a dovere la loro funzione. Ogni prodotto ha un suo posto e una sua giusta temperatura. La conservazione degli alimenti è il sale della vita (una volta era appunto il sale che serviva allo scopo).

6. Largo alla fantasia in cucina. Le ricette per riutilizzare avanzi e scarti sono potenzialmente infinite: non occorre essere spadellatori professionisti per riuscire a metterle in atto con successo. Obiettivo è far dimagrire il bidone della spazzatura.

7. Condividi il cibo in eccesso. Non servono le app. Basta suonare il campanello del vicino di casa o telefonare agli amici quando ciò che hai preparato ai fornelli è troppo abbondante. È un gesto, la condivisione, che fa bene due volte: all’economia e alle relazioni.

8. Al ristorante, quando non riesci a finire quello che hai nel piatto, chiedi il «cartoccio familiare» (detto family o, più spesso, doggy bag) o portatelo da casa: le pietanze, il giorno dopo, si gustano ancora più volentieri e spesso sono anche più buone.

9. Insegna ai tuoi figli il valore del cibo, e pretendi che si faccia anche a scuola. Sprecarlo non solo è (un) peccato, ricordati anche che il cibo buttato inquina il pianeta due volte: quando viene prodotto e quando viene distrutto.

10. Pensa (e agisci) sostenibile e circolare: gli alimenti che trovi nel tuo piatto vengono dalla natura. È un ciclo: rispettalo a 360 gradi. Durerà di più anche per i figli dei tuoi figli e i loro nipoti. Mangia come sai: la nostra educazione alimentare ci aiuterà a vivere in un mondo migliore.

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