Alla ricerca degli italiani che emigrarono in America, un progetto per ritrovare i legami

Tre modenesi nella provincia americana con Italian American Country, un crowfunding con libro e film

  • Progetto Italian American Country
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  • Italian American Country
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(di Alessandra Magliaro)

   (ANSA) - Trovare l'America, ri-trovare l'Italia. Italiani migranti ormai da generazioni, un esodo volontario alla ricerca di una vita migliore simile a quello di tanti altri popoli ancora oggi e anche nel nostro paese. Tre modenesi, un editore, una giornalista e un fotografo - Paolo Battaglia, Daniela Garutti e Giulia Frigieri - si sono messi in testa di rintracciare le persone di origine italiana che vivono nelle piccole comunità sparse in tutta l'America e documentare questi incontri, provare a riallacciare i legami, condividere i propri ricordi, in un libro fotografico e un documentario per il quale hanno scelto il finanziamento dal basso, il crowfunding. Un tour di 10.000 Km in 35 giorni, 16 tappe attraverso gli Stati Uniti, 25 stati attraversati, 16 tappe, 130 ore di guida, 130 ore di sonno, 6 aerei presi, 105 persone intervistate originarie di 19 regioni italiane, 60 ore di materiale video girato , 16 check-in in motel vari, 1 “Fine del mondo” visitata (Paradise Valley, Nevada). Il progetto s'intitola “Italian American Country. Trovare l'Italia nella provincia americana”: sono partiti il 29 settembre e rientrati il 3 novembre.

Attraverso il dialogo, le parole, il cibo, le fotografie, le tradizioni familiari e locali hanno cercato di capire quanta Italia è rimasta in queste comunità (e perché no, quanta America c'è negli italiani!).  Il viaggio è interamente autofinanziato, ma per produrre libro e documentario è stata lanciata una campagna di crowdfunding sulla piattaforma indiegogo.com: ciò significa che tutti possono sostenere questo progetto “corale” con un contributo anche minimo, che parte dai 5 €.  I tre reporter hanno scelto alcune delle cittadine americane (e alcune grandi città) più italiane, “dalla California a New York Island, dalle Redwood Forests alle Gulf Stream Waters”, come cantava Woody Guthrie, e si sono spostati da una all'altra per capire le ragioni che portarono così tanti nostri connazionali, una volta sbarcati a Ellis Island, a spingersi ancora più a ovest (ma anche a nord, o a sud), sempre più lontano dalla terra d'origine, sulle tracce di quelle “possibilità e opportunità” che gli Stati Uniti offrivano loro.

Il progetto “Italian American Country” è un erede diretto del volume “Trovare l'America”, pubblicato nel 2013, che l'editore e autore modenese Paolo Battaglia ha curato assieme a Linda Barrett Osborne: il libro, nato dalla sorprendente collaborazione tra la casa editrice Anniversary Books di Modena e la Library of Congress di Washington, racconta l'immigrazione italiana attraverso 500 immagini. Mentre “Trovare l'America” offre un grande affresco storico delle vicende italiane in America, “Italian American Country” vuole fornire una fotografia di come vivono oggi gli eredi di quei primi migranti. 

Alcuni portavano sull'altra riva dell'Oceano un importante patrimonio di competenze professionali, come i cavatori e gli artigiani che hanno trasformato Barre in Vermont nella capitale americana del granito. Altri arrivavano forti di una millenaria tradizione agricola, come i farmers di Paradise Valley in Nevada e di Hammonton in New Jersey. Altri ancora partivano armati solo di un infinito spirito di sacrificio che li portava nelle miniere di Monongah in West Virginia e nelle piantagioni di Sunny Side da cui nacque in seguito Tontitown, in Arkansas, una delle città  più italiane di tutti gli Stati Uniti. Esistono anche casi come Valdese in North Carolina, fondata alla fine dell'Ottocento da un gruppo di valdesi che per ragioni religiose erano emigrati dai luoghi di origine in Piemonte. Il viaggio si è concluso tra Monticello e la Library of Congress di Washington, due luoghi legati a doppio filo alla figura di Thomas Jefferson, padre della patria americana e grande estimatore dell'Italia. A Monticello hanno ritrovato le tracce di Filippo Mazzei, amico di Jefferson e fra i primi italiani a portare le colture mediterranee nel Nuovo Continente; tappa conclusiva alla Library of Congress di Washington, il luogo in cui il percorso di “Trovare l'America” ebbe inizio nel 2011 e dove sarà possibile ritrovare immagini e documenti storici legati ai luoghi visitati durante il tour.

Per la prima volta dopo secoli, negli ultimi 20 anni l'Italia è diventata un paese di immigrazione. Per imparare a convivere con persone che arrivano oggi in Italia con la speranza di trovare una vita migliore, è necessario prima capire che cosa significa lasciare il proprio paese d'origine. Incontrare i figli e i nipoti di coloro che emigrarono dall'Italia agli Stati Uniti è una grande opportunità per guardarsi reciprocamente allo specchio: per gli italiani, che rappresentano le radici, e per gli italoamericani, ritratto del nostro possibile futuro di armonia sociale. E' questo lo scopo del libro fotografico e del documentario che verranno realizzati col materiale raccolto durante il viaggio, e che vedranno la luce il prossimo anno. Questi due strumenti saranno anche un modo per onorare la memoria di coloro che hanno affrontato le difficoltà dell'emigrazione, e il più delle volte, hanno avuto un tale successo nel nuovo paese da contribuire a rafforzare la nostra economia con i loro risparmi dopo la seconda guerra mondiale. Chi sono i tre reporter?:  Paolo Battaglia, storico della fotografia, autore ed editore, titolare della casa editrice Anniverasy Books di Modena: ha dedicato gli ultimi anni alla ricerca e alla trasmissione della storia italo-americana. Il suo ultimo libro è "Trovare l'America", una storia illustrata dell'esperienza italo-americana attraverso le collezioni della Library of Congress di Washington. Daniela Garutti, social media reporter: racconta il tour in tempo reale sul web, attraverso la scrittura e la videocamera. Giulia Frigieri, fotoreporter e ritrattista, gira il mondo con la sua Rolleiflex.

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