Bambini a metà, ecco i figli della 'ndrangheta

Inchiesta sul disagio familiare e sociale di minori e storie di riscatto

  • La copertina del libro 'Bambini a meta' - I figli della 'ndrangheta' di Angela Iantosca
  • Manifestazione a favore del giudice Aielli, minacciata di morte
  • Manifestazione a favore del giudice Aielli, minacciata di morte
  • Festa della Madonna di Polsi, presso il Santuario omonimo in Aspromonte, 2 settembre 2012
  • La copertina del libro 'Onora la madre - Storie di 'ndrangheta al femminile' di Angela Iantosca

(di Giorgiana Cristalli) 

   (ANSA) I figli della 'ndrangheta sono quelli che nei giorni di festa non vanno a trovare i cugini e non vanno a pranzo dalla nonna, ma si avventurano nelle campagne per portare un saluto a chi è costretto a nascondersi, un latitante, che spesso è uno di famiglia, un fratello o un padre.

La giornalista Angela Iantosca racconta questi 'Bambini a metà - I figli della 'ndrangheta' (Perrone editore) attraverso gli incontri, le carte, le parole dei pm, dei giudici, degli psicologi e di chi si fa carico della responsabilità di far conoscere loro un mondo diverso da quello nel quale sono costretti a crescere, con la prefazione di Enzo Ciconte, docente universitario ed ex Consulente della Commissione Parlamentare antimafia. "Ci sono bambini che sono figli di padri che uccideranno le loro madri, che conoscono il linguaggio della violenza, intuiscono il pericolo, sanno quando è ora di tacere, scappare, sparire", spiega l'autrice del volume, che ha già pubblicato 'Onora la madre - storie di 'ndrangheta al femminile' (Rubettino).

Le operazioni giudiziarie, gli arresti, le confische dei beni condotte in Calabria sono state operazioni di enorme importanza: hanno portato alla disarticolazione della rete e, spesso, alla decimazione delle gerarchie criminali. Ma in che misura questi arresti hanno inciso su un tipo di organizzazione che si fonda sulla famiglia? Come fermare il ricambio generazionale su cui conta la 'ndrangheta? Da questa considerazione prende le mosse il libro, che racconta le storie dei minori che nascono con un destino già stabilito, al quale difficilmente possono opporsi.

Crescere nella violenza innesca dinamiche dalle quali è difficile uscire: disagio sociale, rigidità, difficoltà di proiettarsi nel futuro, di riflettere su se stessi e di cambiare idea, scarsa fiducia, depressione. C'è un modo per intervenire? L'inchiesta getta un fascio di luce sulle storie dei ragazzi che hanno avuto la possibilità di allontanarsi dal mondo nero della criminalità organizzata per non tornare più indietro. L'autrice si è avvalsa del prezioso supporto del Tribunale per i Minori di Reggio Calabria che si batte per provare a salvare questi bambini attraverso un protocollo, 'Liberi di scegliere', che propone di sottrarre i minori alle famiglie (laddove viene dimostrata la pericolosità del contesto) con modalità variabili a seconda della situazione in cui si trovano. 

Oltre al tribunale, c'è tanta gente di buona volontà che aiuta questi ragazzi attraverso associazioni, volontariato, Chiesa, scuola.
Tra i protagonisti di questa difficile battaglia c'è la preside di San Luca, Mimma Cacciatore che, da tre anni, cerca di educare i bambini delle elementari e delle medie alla bellezza, e don Pino De Masi, referente di Libera nella Piana di Gioia Tauro, e ancora Mimmo e Mario Nasone (proprio in questi giorni Mimmo è stato minacciato dalla 'ndrangheta in modo violento), Suor Carolina, ex braccio destro di Don Puglisi che lavora vicino San Luca, e Francesco Rigitano che ha deciso di dedicare la sua vita ai giovani.

"Degli uomini di ’ndrangheta sappiamo tutto, o quasi. Delle donne di ’ndrangheta sappiamo molto più di prima grazie a studi recenti compiuti soprattutto da donne", spiega Ciconte nella prefazione. "Dei figli, dei fanciulli, dei piccoli, dei bambini che crescono nelle famiglie di ’ndrangheta non sappiamo quasi nulla. Ogni tanto arriva una notizia, siamo informati di decisioni dei tribunali dei minori, leggiamo qualche articolo di colore e niente più. Poi cala il silenzio e questi ragazzi finiscono in un cono d’ombra perché nessuno, a livello mediatico e tanto meno di ricerca e di studio, se ne occupa". Il libro di Angela Iantosca -  conclude Ciconte - colma questa lacuna "perché ci aiuta a capire, apre un faro potente, illumina una realtà sconosciuta, ci introduce nei meandri oscuri e inesplorati di esistenze difficili, dure, aspre, sofferte di ragazzi costretti a vivere una vita diversa da quella dei loro coetanei".

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