Parigi celebra Renzo Piano e l'arte di costruire

Ampia retrospettiva alla Cité de l'architecture fino a febbraio

(di Chiara Rancati) (ANSA) - PARIGI - Renzo Piano è il grande protagonista della stagione invernale della Cité de l'Architecture di Parigi, che dedica un'ampia mostra alla sua "arte di costruire e di assemblare" e al "processo collettivo" che ne è ispirazione, origine e strumento. "Qui si parla di metodo, ma in realtà secondo me ciascuno arriva a modo suo a fare le cose - spiega Renzo Piano - Io sono cresciuto in una casa in cui tutti erano costruttori, piccoli costruttori, quindi sono arrivato all'architettura così, dalla costruzione. Ma l'architettura non è solo costruire, è anche farlo per le persone, per una buona ragione, ed anche la semantica, l'arte di raccontare le storie, la bellezza, il lavoro sui volumi. E'complesso. Ma io ci sono arrivato da lì, dal costruire".

Realizzata in occasione dei 50 anni di attivita' dell'architetto genovese, l'esposizione, aperta fino a febbraio del prossimo anno, "non e' una retrospettiva, ma una presentazione dei progetti più recenti su cui Renzo piano ha lavorato, o sta ancora lavorando", ha spiegato alla stampa il curatore Francus Rambert. La lista dei progetti esposti è eterogenea ed emblematica, anche se strettamente contemporanea. Spazia dalle "Parti di citta", come il quartiere post-industriale delle Albere a Trento, ai lavori sulle 'altezze', come la Shard, il grattacielo-scheggia che dal 2012 si slancia sulla riva destra del Tamigi, dai 'confronti', come quello con Le Corbusier intorno alla chiesa di Notre Dame du Haut a Ronchamp‎, ai 'patrimoni urbani' da reinventare, come la nuova sede del Whitney Museum a New York. Con uno spazio speciale per un progetto ancora non realizzato ma caro a Piano e al suo team, l'ospedale per bambini di Entebbe, in Uganda, progettato per le attività di Emergency.

L'allestimento e' insolito, articolato intorno a tavoli che sembrano banchi di lavoro, "come per invitare i visitatori nell'atelier". Sui piani si affiancano schizzi preparatori, realizzati o ritoccati con il "pennarello verde da cui Piano non si separa mai", studi di volumi, foto dei cantieri e degli edifici completati, oltre ai dettagliatissimi modellini in legno che sono uno dei marchi di fabbrica dello studio. "Questo è un mestiere di cui non è possibile dare una formula - ha commentato ancora Piano - E' un mestiere del fare, è arte ma anche incontro con la società, invenzione, scienza. Così io alle dieci sono architetto, alle undici ingegnere, a mezzogiorno un po' piu artista, e poi ricomincio. E' un mestiere in cui si mescola tutto questo". Con un filo conduttore: "Il desiderio di creare luoghi per le persone, e di restituire alle città lo spazio".

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