Tim Hetherington che non fotografava la guerra, ma la natura umana

Esce il film documentario sul reporter inglese ucciso a 40 anni

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(di Francesca Pierleoni)

    (ANSA)  Qualche settimana dopo aver partecipato alla Notte degli Oscar dov'era stato candidato per il documentario codiretto con Sebastian Junger, Restrepo - Inferno in Afghanistan, il 20 aprile 2011, a soli 40 anni, il fotografo di guerra britannico Tim Hetherington, è stato ferito a morte da un colpo di mortaio appena fuori Misurata, in Libia, dov'era per un reportage sulla guerra civile. A rendergli omaggio ci ha pensato l'amico giornalista Junger, nel documentario Tim Hetherington: dalla linea del fronte, che dopo il debutto nel 2013 al Sundance, arriva nelle sale italiane il 3 aprile distribuito da I Wonder Pictures, in tv il 16 aprile alle 22.25 sul canale Laeffe e in dvd con Feltrinelli Real Cinema.

Il film che esordisce questa settimana in una serie di anteprime, a Roma e Bologna, Milano, Torino e Firenze, si apre proprio con un breve filmato inedito girato da Hetherington qualche giorno prima di morire. Sono riprese sull'auto in cui viaggia con alcuni colleghi (fra i quali l'amico fotografo Chris Hondros, rimasto ucciso poi insieme a lui), che gli sta facendo attraversare Misurata, con tanto di autista/guerrigliero che accanto al volante ha pronti il mitra e una granata. Junger nel raccontare Hetherington unisce le sue foto e video, dall'Africa al Medio Oriente, con interviste, conversazioni e testimonianze, come quelle dei suoi genitori, la compagna Idil, i colleghi con lui negli ultimi momenti, e alcune delle persone raccontate nei suoi reportage, come un ex bambina combattente in Liberia o uno dei soldati americani conosciuti in Afghanistan. Un ritratto che esplora la personalità e l'arte di Hetherington da cui emerge la profonda umanità ed empatia che aveva per i soggetti delle sue immagini. Ci sono, fra le altre, le sue foto dei bambini resi ciechi negli scontri in Sierra Leone e le sconvolgenti riprese nel 2003 in Liberia durante la Guerra Civile, dove lui e il giornalista James Brabazon sono gli unici giornalisti stranieri a vivere dietro le linee ribelli. E proprio Brabazon racconta come il fotografo inglese sia riuscito a salvare, nel quartier generale dei ribelli, un dottore da un'esecuzione. ''Quello che è importante per me - spiegava Hetherington a Junger - è creare un legame con persone vere, per documentarle anche in queste circostanze estreme dove non sembrano esserci soluzioni nette che ti facciano capire cosa stia succedendo. Spero che il mio lavoro riesca a mostrarlo''. Per lui, nato a Liverpool nel 1970, laureato a Oxford, l'esordio come fotoreporter e presto anche videoreporter di guerra avviene nei primi anni 2000 in Africa occidentale. Dal 2007 insieme a Junger è l'autore di vari reportage per Vanity Fair sul conflitto in Afghanistan, unendosi a un battaglione di truppe americane stanziato nella valle di Korengal. Un racconto inedito della vita al fronte, del cameratismo fraterno che nasce fra i soldati, fra paura e lutti, per cui Hetherington vince fra gli altri il suo terzo World Press Photo of the Year nel 2007, e dal quale poi nasce il documentario candidato all'Oscar, Restrepo - Inferno in Afghanistan. ''Non ho il desiderio di combattere, di spostarmi da una zona di guerra all'altra - diceva -, non nutro interesse per la fotografia in se', il mio scopo è raggiungere le persone con le idee e avvicinarle alle varie sfaccettature del mondo''. Per il collega fotoreporter Chris Anderson ''Tim non fotografava la guerra, ma la natura umana''.

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